La camorra e le infiltrazioni al Nord

Ha respinto ogni addebito contestatogli, in fase di interrogatorio di garanzia, Ciro Contini (31 anni), il presunto boss raggiunto la scorsa settimana (a Prato, dove si trova recluso per altro reato), da una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Oltre che nei confronti del 31enne, nipote di Edoardo Contini (alias ’o romano), la misura è stata eseguita anche per altre sei persone, ritenute inserite nel sodalizio che va sotto il nome di Contini-Acampa. Ai domiciliari, invece, tre soggetti che secondo gli inquirenti, da un lato sarebbero vittime della citata cosca, dall’altro sono accusati di aver imbastito (da alcuni anni) a Rimini e nei territori limitrofi, una organizzazione dedita ad attività illecite.

Guerra tra clan
di camorra a Rimini
per la conquista
del territorio

E’ proprio la Romagna il terreno di scontro tra il gruppo capeggiato da ’o nirone (così è conosciuto nell’ambiente malavitoso il 31enne), e quello di altri napoletani, che però alla fine, vengono praticamente spazzati via dalla nuova «orda» camorristica proveniente dal capoluogo partenopeo. Dell’efficacia e della crudeltà che contraddistingue i metodi intimidatori utilizzati dai Contini-Acampa si è detto ampiamente, del resto l’inchiesta si chiama Hammer, che in inglese significa martello.

L’attività
imprenditoriale
della cosca
Contini-Acampa

E proprio l’attrezzo in questione, sarebbe stato usato in qualche occasione per annichilire i rivali. Il nuovo gruppo si era stabilito a Rimini, e qui Ciro Contini, insieme al cognato Antonio Acampa, aveva avviato (a partire dal 5 aprile del 2018) un’attività imprenditoriale, la Viserba Rent, attiva nel settore dell’autonoleggio e (dal 28 gennaio del 2019) nella locazione di gru e attrezzature edili con operatore. Gli inquirenti contestano agli indagati Ciro Contini e Antonio Acampa anche l’attribuzione fittizia di beni.

I due predetti sono titolari di fatto dell’attività imprenditoriale, ma avrebbero attribuito la titolarità dell’impresa a tale Armando Savorra (anche lui è finito in carcere), con l’obiettivo, argomentano i magistrati, di confondere le acque, per non far ricondurre la società (in caso di aggressione patrimoniale da parte dello Stato) a due soggetti gravati da precedenti di polizia. La Viserba Rent, ipotizzano gli investigatori, rientrerebbe nel novero delle attività di copertura, o comunque di società sostenute con capitali di non chiara provenienza.

L’approfondimento / Cellulare
«volante», al boss
Contini il telefono in carcere
arriva col drone

Tra l’altro, andando ad analizzare il quadro patrimoniale degli indagati ci si può rendere bene conto come risultino essere in una situazione tale che non gli consentirebbe l’avvio di una attività imprenditoriale. Savorra, ad esempio, ha una situazione patrimoniale inconsistente ed è gravato da un debito con l’Erario, ammontante a 50.819 euro. L’intero nucleo formato da Ciro Contini, suo padre e sua madre è ben sotto la soglia di povertà, sul fronte del reddito.

Ufficialmente
la famiglia
di Ciro Contini è sotto
la soglia di povertà

Giusto per fare un esempio, nel 2013 l’intera famiglia percepisce entrate per 17 euro; nel 2016, per 19 euro. Da quanto, invece dichiara il cognato di Contini (compagno della sorella di quest’ultimo), emerge un quadro ancora più catastrofico. Nel 2015 e nel 2017 dichiara 0 euro, 30, invece nel 2016. Acampa, a fronte di una situazione patrimoniale del tutto inconsistente, risulta debitore verso l’Erario di ben 2 milioni e 249mila euro.