Il collaboratore di giustizia Domenico Verde sui legami esistenti tra un clan della provincia napoletana e Cosa Nostra siciliana

Il clan Polverino, operante sul territorio di Marano e nei comuni limitrofi, secondo quanto fa mettere a verbale il collaboratore di giustizia, Domenico Verde, poteva contare su rapporti buoni con molte cosche di Napoli e del Napoletano. E non solo, «ottimi i rapporti con i clan mafiosi palermitani»,  dichiara il pentito, ascoltato dai pm.

Verde (anche detto ’o chianchiere, vale a dire il macellaio) è una figura che viene tenuta in particolare considerazione dalla magistratura, non solo per la sua attendibilità, ma per il fatto che è stato affiliato ai Polverino per oltre 20 anni, «con una specializzazione nel settore del traffico internazionale degli stupefacenti», annotano gli inquirenti.

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«Ho fatto parte da molto tempo del clan Polverino – racconta Verde, nel corso dell’interrogatorio dell’undici gennaio 2010 –, anche se gli ultimi tre anni sono stati quelli in cui ho partecipato più intensamente alle attività del clan, dal momento che sono stato sempre in compagnia del capoclan, che è Giuseppe Polverino».

«Per quello che mi è stato riferito dallo stesso Polverino (anche detto Peppe ’o barone) sono privilegiati i rapporti del clan con la mafia palermitana, dal momento che io ho avuto spesso rapporti con soggetti siciliani, per traffico di droga, e lui (Giuseppe Polverino) si è sempre offerto di intervenire con questi clan, qualora vi fossero stati problemi o semplicemente, per sostenermi».

Il pentito: rapporti strettissimi
tra il clan dei Maranesi
e quelli di Secondigliano

Tornando invece alla mappatura napoletana, ai rapporti con le altre organizzazioni malavitose nostrane, a gli equilibri, Verde afferma che in particolar modo «era strettissimo il legame con i clan di Secondigliano, ma in generale i Polverino non hanno contrasti con altre cosche campane». Naturalmente, il periodo da considerare è quello della deposizione resa dal collaboratore di giustizia.