di Giancarlo Tommasone

Di boss, piciotti e camorristi prestati alla settima arte, è ricca la recente produzione cinematografica. Ma solo in pochi (anzi pochissimi) riescono a farcela, coronando il sogno nato mentre si è in carcere: quello di recitare e di essere apprezzati da pubblico e critica.

Non basta però
avere una visione
da perseguire,
bisogna essere
pure disposti
a lasciarsi
alle spalle
la malavita

La camorra sembra ormai un orizzonte lontano, una linea persa che non si vede quasi più; le luci brevi e assassine delle detonazioni di un’arma da fuoco, per Aniello Arena, classe 1968, ex killer di un clan di Barra, sono state sostituite da quelle di un set cinematografico, dal fascio proiettato dai fari che si accendono in teatro. Tra un po’, ad agosto, Arena compirà 50 anni e potrà fare un bilancio della sua vita. Dove finisce il soldato di camorra condannato all’ergastolo in via definitiva, dove comincia l’uomo nuovo? Per i giudici del Tribunale di Napoli, Aniello Arena oggi è completamente avulso da logiche criminali e ciò ha fatto sì che venisse accolta la richiesta di revoca della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno. Misura a cui era sottoposto da anni. Un altro step del cambiamento.

Una vita prima, all’età di 22 anni, partecipa
alla strage di Piazza Crocelle a Barra

E’ l’8 gennaio del 1991: alla fine si conteranno tre morti. Durante il raid (i killer utilizzano kalashnikov, 9X21 e 7,65) viene ferito anche un bimbo di otto anni. Una vita dopo c’è l’Arena attore, è uno bravo. Tanto che le sue interpretazioni vengono apprezzate dai critici – anche da quelli più severi – e fanno incetta di premi. Tra la camorra e il cinema ci sono 20 anni scontati in cella. E’ nel carcere di Volterra che matura il cambiamento. Fondamentale per la trasformazione, il richiamo dell’arte. L’esordio è col botto, protagonista di Reality di Matteo Garrone.

Aniello Arena in una scena del film Reality

L’esordio con Reality di Matteo Garrone

La pellicola è del 2012 e un anno più tardi, la sua interpretazione, gli varrà importanti riconoscimenti: candidatura come migliore attore protagonista al David di Donatello; migliore attore protagonista ai Nastri d’argento; candidatura come migliore attore ai Globi d’oro. Lo troveremo inoltre, tra gli interpreti di Sul Vulcano di Gianfranco Pannone (film del 2014), Fiore di Claudio Giovannesi (pellicola del 2016) e di nuovo diretto da Matteo Garrone, in Dogman, film che come Reality è stato premiato a Cannes.

Salvatore Striano

Il regista romano e la camorra lasciata alle spalle,
rappresentano il trait d’union con un altro attore: Salvatore Striano

Lui arriva al grande schermo con Gomorra, pellicola diretta proprio da Matteo Garrone.  Ci arriva dai Quartieri Spagnoli, dalla camorra respirata fin da bambino e dalle Teste Matte (come tra l’altro intitolerà un suo romanzo del 2015 edito da Chiarelettere), ci arriva dal carcere, laddove ha introiettato la lezione del teatro di Eduardo ed è stato rapito dalla grandezza di Shakespeare.

Salvatore Striano in una scena di Gomorra di Matteo Garrone

Dopo l’esordio con Garrone, Sasà Striano lavorerà, tra gli altri, anche con i fratelli Taviani (Cesare deve morire, 2012), Guido Lombardi (Take Five, 2014), Marco Risi (Fortapàsc, 2009), Abel Ferrara (Napoli, Napoli, Napoli, 2009). Senza dimenticare la partecipazione a Milionari di Alessandro Piva, pellicola del 2014 ispirata alla figura del boss Paolo Di Lauro e a Viva la Sposa, film del 2015 di Ascanio Celestini. Un appassionato di Shakespeare come Striano, non poteva non celebrare il drammaturgo inglese con un libro, oltre che attraverso le interpretazioni di personaggi delle sue opere. Nel 2016 dunque, l’attore pubblica La Tempesta di Sasà (Chiarelettere).