Il boss Carmine Alfieri

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di Giancarlo Tommasone

Da amici a nemici giurati, non è la prima volta che la camorra scompagina e rivoluziona rapporti. E’ capitato anche a quelli che negli anni ’80 sono stati considerati, a ragione, i massimi esponenti di due organizzazioni malavitose rivali: Raffaele Cutolo della Nco e Carmine Alfieri, capo indiscusso dell’omonimo clan (poi ai vertici della confederazione che va sotto il nome di Nuova famiglia).

Sullo sfondo il delitto Calvi, il mistero del «banchiere di Dio».

«I rapporti con Cutolo e con i suoi familiari erano stretti, buoni, di amicizia, anche perché noi abitavamo vicino. Io sono di Piazzolla di Saviano, mentre Cutolo è di Ottaviano», dichiara il collaboratore di giustizia Carmine Alfieri al giudice, nel corso di una udienza che si tiene a Roma (febbraio 2006) nell’ambito del processo imbastito per l’omicidio Calvi. «Cutolo, nel 1970 (e quindi prima dell’evasione di Aversa), trascorse perfino parte della sua latitanza a casa mia, e oltre a lui conoscevo e avevo rapporti di amicizia con il fratello di Raffaele, Pasquale e con sua sorella Rosetta. In alcune occasioni donavamo a loro dei soldi, nell’ordine di un centinaio di migliaia di lire, per farli mandare in carcere a Cutolo».
Tutto cambia intorno al 1978, quando in seguito all’invito respinto al mittente di affiliare alla Nco, Carmine Alfieri, il fratello di quest’ultimo e Pasquale Galasso, il padrino di Ottaviano decide di uccidere gli ex amici. Non riuscendo a scovarli, la vendetta per il «gran rifiuto» si concretizza con le «vendette trasversali» che porteranno all’uccisione dei fratelli dei due.

Nino Galasso verrà assassinato il 21 gennaio del 1982,
circa un mese prima era toccato a Salvatore Alfieri
cadere sotto i colpi dei killer cutoliani.

«A questo punto scendemmo in campo decisi a vendicare i nostri parenti – racconta Carmine Alfieri al giudice – Voglio pure ribadire un concetto, sia io che Galasso eravamo considerati “guappi” di paese e mai avremmo pensato di guidare organizzazioni malavitose, fatto sta che ci trovammo nella necessità di strutturarci, quando finimmo nel mirino di Cutolo e dei suoi.
In una occasione, siamo sempre nel 1978, Pasquale Cutolo mi accompagnò dal fratello latitante e anche allora, Raffaele esternò la volontà di affiliarci alla sua organizzazione. Il nostro rifiuto fu garbato, però loro (quelli della Nco) si muovevano secondo la logica o “con noi o contro di noi”».
Poco tempo dopo l’arresto di Cutolo (avvenuto ad Albanella a maggio del 1979), l’invito fu rinnovato ad Alfieri e ai suoi, anche da parte di Vincenzo Casillo, Corrado Iacolare e Ciro Mazzarella. «’O scellone (Mazzarella, ndr), nipote di Michele Zaza, si era momentaneamente allontanato dallo zio e aveva aderito alla Nco», spiega Alfieri.

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