Il murale in memoria di Ugo Russo, accanto il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli

Il consigliere regionale di Europa Verde porta avanti la battaglia per la legalità nel silenzio (imbarazzante) del centrodestra cittadino

I lettori di Stylo24 lo sanno: non siamo mai stati teneri con Francesco Emilio Borrelli, anzi, in più di una occasione lo abbiamo attaccato, sempre nel merito e sulla base dei fatti. Ma questa volta non possiamo fare altro che dare ragione al consigliere regionale di Europa Verde, dobbiamo dargli merito per aver ingaggiato una battaglia per la legalità, che, magari, ci saremmo aspettati dal centrodestra napoletano; schieramento, che però è troppo impegnato a trovare apparentamenti col Pd, e a stilare liste civiche in vista delle prossime comunali, e non si accorge della gravità di quanto avviene a Napoli.

Non si accorge, ad esempio del murale di Ugo Russo, il ragazzo morto all’età di 15 anni, il primo marzo del 2020, mentre provava a portare a termine una rapina ai danni di un carabiniere. Murale, che il consigliere regionale ha chiesto giustamente di cancellare, come ha chiesto che vengano abbattute tutte le cappelle «votive» e gli altarini realizzati in memoria di esponenti della criminalità, ragazzini e non. Napoli non deve diventare la città che giustifica a priori, incolpando la società per la morte violenta di alcuni suoi giovani figli, Napoli non può permettersi di finire come le favelas delle metropoli sudamericane, in cui si celebrano pubblicamente rapinatori, gang, e re del narcotraffico, piuttosto che assassini.

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E fa bene Borrelli ad utilizzare il parallelismo con Irina, la 39enne morta (a causa delle percosse che avrebbe subito dal marito) nello stesso reparto del Pellegrini, e la stessa notte in cui spirava Ugo Russo. La stessa notte in cui l’ospedale napoletano fu devastato dalla furia dei parenti del 15enne, e si registrò una stesa di rappresaglia all’esterno della caserma Pastrengo. Allo stesso modo dei familiari di Ugo Russo, anche quelli di Irina attendono il processo per la 39enne, processo che dovrà dare verità e giustizia ai parenti e soprattutto ai tre figli che ha lasciato.

Solo che i parenti della donna, e tra questi anche la mamma Nina, non hanno realizzato un murale per chiedere verità e giustizia, anche se, a nostro parere ne avrebbe avuto tutto il diritto. Bene ha fatto Borrelli a parlare di attesa di processo, chiamato a stabilire verità e giustizia sia per Irina, che per Russo; la circostanza è invece sfuggita a Maurizio De Giovanni, non si sa per quale ragione. Siccome si tratta di uno scrittore di polizieschi – e dovrebbe avere assoluta contezza della materia giuridica, almeno si ipotizza -, non si spiega come se ne possa uscire con dichiarazioni del tipo: chiedo chiarezza in un processo per omicidio.

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Innanzitutto, De Giovanni, il processo non c’è, le indagini preliminari per i fatti del primo marzo 2020 non sono state ancora chiuse, e non è detto che se si andrà a processo, l’eventuale imputazione sia di omicidio nei confronti del carabiniere che ha aperto il fuoco durante la tentata rapina subita. Si ha un processo quando c’è un rinviato a giudizio, e allo stato non c’è.

Detto ciò, questa volta Stylo24 – lo ribadiamo – è dalla parte di Borrelli, siamo per la cancellazione del murale, e contro la spettacolarizzazione della morte di un 15enne, certo dolorosa, ma che non può essere accollata alla società tutta, né indicata come causa dell’indifferenza di detta società carnefice rispetto all’ennesima vittima. Siamo dalla parte di Borrelli e anche noi chiediamo l’abbattimento delle cappelle della criminalità.

Tra l’altro, il nostro quotidiano è stato il primo, e in solitaria, a sollevare il velo sulla pericolosità che si annida in certi contesti. Lo abbiamo fatto anche quando abbiamo intercettato la famosa foto della baby-gang della Parrocchiella. Abbiamo denunciato: attenti al pericolo che corrono questi ragazzini, attenti al pericolo che corre la società, per ragazzini che rischiano di non arrivare nemmeno alla maggiore età. Saremo ripetitivi, ma in certi casi meglio essere ripetitivi che manchevoli. Quando trovammo su Facebook il post con l’istantanea della banda di bambini armati (non conta se coltelli e pistole fossero repliche), tra i primi like c’era quello proprio di Ugo Russo.

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