Fulvio Bonavitacola

Il vicepresidente della Campania durante l’audizione alla Camera ha respinto ogni responsabilità

“In queste settimane ci sono state diverse osservazioni critiche per la gestione del trasporto pubblico locale. Alcune sono state formulate da organismi tecnici di supporto al ministero della Salute. Siamo sorpresi perché il trasporto si è svolto nell’ambito delle soglie di carico, attualmente all’80% come previsto dai protocolli. In ogni caso se si pensava di dover rivisitare queste soglie di carico gli organi preposti potevano chiedere la loro rivisitazione, tuttavia questo non è avvenuto”. Lo riferisce Fulvio Bonavitacola, vice presidente della Regione Campania e coordinatore della Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel corso dell’audizione alla Commissione Trasporti della Camera sullo stato del trasporto pubblico locale con riferimento all’emergenza sanitaria.

“Se vi è una situazione critica, qualcuno dica a chi di dovere come si fa a diminuire la domanda, senza immaginare in maniera fantasiosa come potenziare all’infinito l’offerta. Il servizio di trasporto – ha aggiunto – ha delle sue elasticità ma anche dei vincoli legati alla dotazione del parco mezzi e del personale, che non sono infiniti, e alle caratteristiche di alcuni mezzi che sono idonei per alcune linee ma non per altre. Immaginare che improvvisamente i bus turistici possano sostituire i bus pubblici di linea è una visione che non corrisponde alla realtà. Gli autobus turistici hanno degli accessi in entrata e in uscita e un assetto interno alla vettura che non si confà alla rapida fruibilità in entrata e in uscita tipica dei servizi di linea nei centri urbani soprattutto nelle ore di punta”. “La domanda – ha concluso Bonavitacola -, soprattutto nelle ore di punta, si può diminuire diversificando gli orari delle utenze aggregate più significative, in primo luogo del mondo scolastico. Noi non abbiamo avuto alcuna indicazione sulla diversificazione degli orari e ancora perdiamo tempo su procedure farraginose, come se dovessimo concordare gli orari con i singoli capi d’istituto. Si tratta di un comportamento che sconfina nell’irresponsabilità”.

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