(Nelle foto l'impressionante esplosione nella Galleria Marconi di Casoria)

L’inchiesta sull’attentato di pochi giorni fa entra nel vivo: fari puntati su un movente personale e sullo scontro tra la Vanella Grassi e il clan Moccia

di Luigi Nicolosi

Bomba infernale a Casoria, a due giorni di distanza dal devastante raid di via Guglielmo Marconi c’è una nuova ipotesi investigativa che inizia a prendere corpo. Nel mirino del commando non sarebbe finito soltanto il negozio di abbigliamento “Progress Luxury”, bensì l’intera galleria commerciale. L’attacco intimidatorio potrebbe dunque essere stato un avvertimento lanciato ai proprietari della struttura e non, come fin qui immaginato, nei confronti di un unico commerciante. Uno scenario a dir poco inquietante, che ha iniziato a profilarsi all’esito dei primi accertamenti tecnici: l’ordigno che ha semidistrutto ben sette attività commerciali non era infatti di tipo artigianale, come ipotizzato in un primo momento, ma una bomba ad alto potenziale, contenente forse addirittura del tritolo. Chi l’ha fatta deflagrare ha con tutta probabilità azionato un comando a distanza. Roba da “professionisti”.

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Mentre la macchina della solidarietà si è rapidamente messa in moto e i negozi danneggiati hanno già riaperto i battenti, le indagini si apprestano dunque a entrare nel vivo. Gli investigatori che stanno lavorando al caso non abbandonano naturalmente la pista estorsiva, ma nelle ultime ora c’è anche un nuovo scenario al vaglio. Le forze dell’ordine sospettano infatti che l’attentato possa essere stato indirizzato ai proprietari dell’intera struttura commerciale di via Marconi. Alla base del raid ci sarebbero in particolare un movente di natura personale e un’aspra contrapposizione tra alcuni temibili gruppi criminali attivi nella zona. Sul punto, le attenzioni degli investigatori si stanno focalizzando sulla recente rivalità tra i giovanissimi ras del clan della Vanella Grassi, con base tra Secondigliano e Scampia, e le nuove leve del clan Moccia, storicamente radicato proprio a Casoria e ad Afragola. Tutte le persone fin qui interrogate, è bene precisarlo, hanno però sostenuto di non aver mai ricevuto minacce da soggetti poco raccomandabili, né tantomeno richieste di denaro a titolo estorsivo.

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