Il ministro all'Istruzione Patrizio Bianchi e il governatore Vincenzo De Luca

E nel frattempo i sindacati vengono rassicurati dal governo: in estate gli insegnanti potranno stare tranquilli

di Giancarlo Tommasone

Ci aspettavamo maggiore contezza della materia da parte del neoministro all’Istruzione, ma si sa, la politica abbonda di sorprese. Nelle scorse ore, Patrizio Bianchi, durante un incontro con i sindacati della scuola, ha rilasciato alcune dichiarazioni, il cui tenore e contenuti danno la cifra di come sia per niente informato il titolare del dicastero. Due le cose: o si attornia di collaboratori che lo informano poco, e soprattutto, male. Oppure la mattina non legge la rassegna stampa, che sempre i collaboratori – almeno si spera – dovrebbero inviargli. Altrimenti non si spiega coma mai non si sia accorto che in Campania, terza regione d’Italia per popolazione residente (oltre che terza per dispersione scolastica), gli istituti didattici sono chiusi da quasi un anno.

ad

Tralasciando la parentesi di fine dicembre, per far tornare gli studenti tra i banchi nel 2021, ci ha dovuto pensare il Tar, e i cancelli delle scuole continuano, oggi, a essere serrati dalle decisioni dei singoli sindaci. Dunque, quando il ministro dichiara che la scuola «è sempre stata aperta in questi mesi, in presenza o a distanza, ha dimostrato capacità di reagire, ha lavorato per mantenere la continuità. Ha dovuto e saputo innovarsi, come mai era avvenuto prima. Dobbiamo valorizzare il lavoro fatto, è un patrimonio da raccogliere e diffondere», denota mancanza assoluta di conoscenza di quanto sta avvenendo in una regione di quasi sei milioni di abitanti e con una platea scolastica (circa un milione di unità) che supera da sola i residenti di Valle d’Aosta, Molise e Basilicata messe insieme.

Bianchi non si è accorto che nella nostra regione si combatte da mesi una battaglia legale, tra No Dad e fautori della didattica a distanza, fazione quest’ultima che sposa la linea di Vincenzo De Luca. Governatore, che vogliamo ricordarlo è sempre quello del si chiude tutto, senza se e senza ma, e che – sempre per tenerlo a mente – nei giorni scorsi ha minacciato un nuovo lockdown, nonostante, sul presunto aumento dei contagi, sia stato smentito dall’Agenas, presieduta dal suo fedelissimo consulente alla Sanità, Enrico Coscioni. Bianchi ha aggiunto che, evidentemente insieme ai sindacati, «dobbiamo lavorare per una scuola in cui l’eguaglianza sia il punto di partenza, una scuola inclusiva, accogliente, capace di rispondere ai bisogni di tutte le studentesse e tutti gli studenti».

Cosa, caro ministro – che tesse le lodi di tutto il comparto scolastico (dai docenti alle sigle) -, che soprattutto in Campania, al momento è impossibile realizzare. Tra l’altro, il gap, pure formativo, da colmare con l’Europa – di cui lei parla – è già troppo esteso. E la informiamo di un altro piccolo particolare: la forbice formativa tra gli studenti della nostra regione (e non certamente per causa loro) e molti degli stessi «colleghi» italiani, è così larga che non vediamo come i ragazzi campani, a cui continua a essere negata la scuola, possano recuperare e mettersi al passo con i coetanei di altre regioni.

Perché una cosa bisogna dirgliela, se non se ne è accorto da solo, o se qualcuno non l’ha avvisata, caro ministro: la Dad non è minimamente paragonabile alla scuola in presenza. La Dad, signor ministro, non è scuola, è al massimo uno scadente e insufficiente surrogato di istruzione, tipo il caffè fatto con la cicoria, che inoltre, arriva a una modesta fetta di studenti. Passando poi ai sindacati, incassano un altro successo, sempre a discapito della formazione di bambini e ragazzi.

Il calendario non cambierà, assicura la segretaria della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, al termine dell’incontro con il ministro Bianchi. «Come organizzazioni sindacali abbiamo rappresentato l’insostenibilità di un prosieguo dell’anno scolastico in modo indistinto per tutti e abbiamo trovato da parte del ministro una grande e positiva accoglienza», ha riferito Gissi, all’Ansa. Tradotto? Ogni istituto valuterà le esigenze degli studenti, e saranno pari quasi a zero, ipotizziamo, gli istituti (al massimo della primaria)  che decideranno di svolgere lezioni (sia in Dad che in presenza) fino alla fine di giugno.

L’estate è salva, cari insegnanti. Ps: Con le rassicurazioni ai sindacati, Bianchi assesta un sonoro schiaffo a Mario Draghi, dopo che il premier aveva annunciato il prolungamento dell’anno scolastico. Per Draghi, in nemmeno due settimane dalla nomina è la seconda «pizza», come dicono a Roma. Nei giorni scorsi, infatti, si è visto chiudere gli impianti sciistici dal ministro Speranza, a poche ore dalla riapertura.  

Riproduzione Riservata