L’agguato di Miano

di Luigi Nicolosi

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Stefano Bocchetti fino a stamattina era quasi un perfetto sconosciuto. Alle spalle un solo arresto in flagranza, risalente a qualche anno fa, per essere stato sorpreso in una “base” di Miano a trafficare dosi di cocaina. Poi nulla di più o quasi. A parte una presunta, vecchia vicinanza al clan Lo Russo mai supportata però da sentenze di condanna, neppure in primo grado. Eppure all’alba di oggi il suo corpo è stato ritrovato crivellato di colpi in una sala giochi di via Valente, storica roccaforte del clan Nappello, il gruppo scissionista dei “Capitoni”.
Le indagini sul suo omicidio sono ancora, com’è normale che sia, in una fase embrionale. I carabinieri sono però già riusciti a raccogliere diverse voci dal territorio e alcune di queste, ritenute al momento particolarmente attendibili, indicherebbero agli “007” dell’Arma di fare luce su un contrasto in cui cui Bocchetti sarebbe inciampato negli ultimi tempi. Una fibrillazione dai risvolti ancora ignoti ma che avrebbe visto protagonista, oltre alla vittima, alcuni esponenti del “sistema” di Scampia, fronte Vanella Grassi. Oggetto del contendere, neanche a dirlo, i traffici di stupefacenti e il controllo di alcune “piazze”. Un pallino, quello per la droga, che il 44enne ucciso stamattina, al netto di quell’unico arresto, potrebbe in realtà non aver mai perso di vista.