I carabinieri fermano il clan Nobile tra mitragliatrici nei bar e ordini dettati dal carcere
Kalashnikov spianati tra i tavolini, minacce di dare fuoco a tutto e fiumi di droga per prendersi l’hinterland. L’ascesa fulminea dei “Panzarottari” si è schiantata contro un muro invalicabile. All’alba di oggi è scattato un durissimo blitz anticamorra ad Afragola, con i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna che hanno eseguito ventisei misure cautelari. L’ordinanza, firmata dal gip Federica Colucci su richiesta della Dda di Napoli, smantella la nuova dinastia criminale nata all’ombra del vecchio clan Moccia.
Tre anni di indagini nel silenzio del territorio
L’inchiesta, guidata sul campo dal maggiore Andrea Coratza, è durata tre anni e ha squarciato il velo su un panorama di pura violenza. I militari hanno ricostruito decine di estorsioni a commercianti e imprenditori della zona. Purtroppo, la paura ha quasi sempre preso il sopravvento tra le vittime del racket. Di fronte a una sfilza infinita di taglieggiamenti, infatti, un solo titolare di azienda ha trovato il coraggio di denunciare tutto, facendo partire la controffensiva dello Stato.
La regia della Dda per incastrare la cosca
Il pool antimafia di Napoli ha coordinato gli investigatori passo dopo passo, senza concedere tregua alla fazione emergente. Il gruppo di magistrati, composto dall’aggiunto Sergio Ferrigno e dai sostituti Giorgia De Ponte e Ilaria Sasso Del Verme, ha sfruttato ogni tecnologia possibile. I trojan inseriti nei telefoni e le intercettazioni ambientali hanno permesso di registrare in diretta le mosse dei boss, superando i silenzi imposti con il terrore.
I telefoni clandestini e gli ordini dal penitenziario
Le microspie hanno svelato un dettaglio clamoroso su come funzionava il gruppo. Il capo indiscusso, Raffaele Nobile, gestiva gli affari della cosca direttamente dalla sua cella. Nonostante la detenzione, il ras disponeva di smartphone clandestini introdotti illegalmente in carcere. Con questi apparecchi inviava messaggi continui all’esterno, decidendo chi colpire, quanto chiedere e come gestire le piazze di spaccio tra Caivano, Cardito e Casoria.
La catena di comando strategica della famiglia Nobile
Il ponte di comunicazione tra il penitenziario e la strada era gestito interamente dai familiari più stretti del boss. In prima linea c’era la compagna Francesca Cerbone, considerata dagli inquirenti la vera ambasciatrice del capoclan. Insieme a lei si muovevano il figlio Antonio Nobile, soprannominato “spiedino”, e il nipote Antonio Nobile, conosciuto da tutti come “topolone”. Erano loro a incassare i soldi e a guidare i picchiatori sul territorio.
L’elenco dei ventitré indagati finiti dietro le sbarre
Il gip ha spedito in prigione i volti principali della nuova malavita locale. Oltre ai vertici della famiglia Nobile, l’ordinanza ha colpito Bruno Bottone, Antonio Capasso, Rosario Capone, Marika D’Antò e Gennaro De Luca. Le manette sono scattate anche per Raffaele De Luca, Domenico Di Micco, Luigi Forte, Oreste Giordano, Ciro Iorio e Mauro Marrone. Il divieto di dimora ha riguardato invece Salvatore Capone, Giuseppina Marrone e Salvatore Lami.
L’offensiva di Natale contro i negozi della città
La ferocia dei Panzarottari ha toccato il punto più alto nell’autunno del 2023. Con le feste natalizie alle porte, la cosca aveva assoluto bisogno di fare cassa per mantenere gli affiliati e i detenuti. È partita così una campagna di estorsioni a tappeto che non ha risparmiato nessuno. Nel mirino degli emissari del clan è finita soprattutto una nota caffetteria che si trova nel pieno centro di Afragola.
Il raid con i mitra in mezzo ai clienti terrorizzati
Gli esattori del pizzo si sono presentati al bancone senza troppi giri di parole. Le minacce registrate nelle carte dell’inchiesta sono da brividi: «Devi dare un regalo ai carcerati, vengo a nome di “topolone”». Pochi giorni dopo, i complici sono tornati alla carica: «Sono tre regali da fare all’anno, 1.000 o 2.000 a volta». Quando il proprietario ha rifiutato di pagare, un commando è entrato nel bar imbracciando i fucili d’assalto, sparando in aria e incendiando la saracinesca la notte successiva.
Le stese nel rione Salicelle e la guerra aperta
La caduta dei vecchi gruppi Luongo, Sasso e Barbato ha creato un vuoto di potere che i Panzarottari hanno cercato di occupare subito. Questo tentativo ha però scatenato lo scontro con i reduci delle altre cosche. La tregua nell’hinterland è saltata a colpi di stese nel rione Salicelle. Il culmine della faida è arrivato durante un fine settimana di sangue a ottobre, con tre feriti in strada e un appartamento devastato da quaranta proiettili.
La fine della corsa per i nuovi boss dell’hinterland
L’ordinanza di custodia cautelare interrompe i sogni di gloria del clan Nobile e della sua rete di spacciatori ed estorsori. Durante le perquisizioni, i militari hanno tolto dalla circolazione un vero e proprio arsenale da guerra, compreso un fucile d’assalto micidiale. Questa operazione dimostra l’efficacia del blitz anticamorra ad Afragola, un colpo durissimo che restituisce un po’ di respiro alla comunità locale.

















