Salvatore Nurcaro, il vero obiettivo dell'agguato avvenuto a piazza Nazionale il 3 maggio del 2019

C’è anche Salvatore Nurcaro tra le persone finite in manette nell’ambito dell’operazione avvenuta a Napoli Est, contro i clan che controllavano il territorio anche mediante infiltrazioni nelle cerimonie religiose come la «Festa dei Gigli» e la «Festa della Madonna dell’Arco».

C’è anche Salvatore Nurcaro tra i destinatari delle 37 misure cautelari in carcere emesse dal gip di Napoli e notificate all’alba dalla Squadra Mobile. Il 33enne era il bersaglio dell’agguato avvenuto in piazza Nazionale il 3 maggio 2019, per il quale sono stati condannati i fratelli Armando e Antonio Del Re, in cui rimase gravemente ferita la piccola Noemi.

Nurcaro era già noto alle forze dell’ordine per altri episodi che lo hanno visto finire in manette. L’ultimo 18 dicembre 2019, quando la Guardia di Finanza gli notificò un arresto in carcere con l’accusa di fare parte, insieme con altre 12 persone, a un’organizzazione criminale, dedita al traffico di ingenti quantità di droga che giungeva a Napoli dall’Olanda. Solo quattro mesi prima, il 10 agosto 2019, era finito in manette insieme con altri cinque presunti affiliati al clan Reale-Rinaldi accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata ad acquisto, trasporto, commercializzazione e vendita di droga, oltre che di detenzione di arma da fuoco.

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Il controllo delle cerimonie religiose

L’operazione portata a termine questa mattina ha portato alla luce come i clan di San Giovanni a Teduccio, controllassero non solo le attività economiche e sociali del quartiere, ma anche le feste folkloristiche e religiose come la “Festa dei Gigli” e la “Festa della Madonna dell’Arco”. Attraverso la strumentalizzazione delle manifestazioni religiose, l’obiettivo era accrescere l’influenza delle cosche e dei capiclan. Tra gli episodi che emergono dall’ordinanza di custodia cautelare emerge la festa dei Gigli di San Giovanni a Teduccio, tenutasi dal 31 agosto al 3 settembre del 2017.

Il primo settembre di quell’anno, il figlio allora 16enne di un pluripregiudicato appartenente al clan Formicola (imparentato con il defunto boss Gaetano Formicola), in qualità di “padrino dei festeggiamenti”, giunse in piazza a bordo di un calesse trainato da un cavallo durante una serata canora alla quale avevano preso parte cantanti neomelodici. Due giorni dopo, con la colonna sonora del film “Il Padrino”, partecipò al cosiddetto rito dell’ “alzata del giglio”.

Sempre lo stesso anno, il “capo paranza” e il “giglio”, nella tradizionale cerimonia del trasporto del gigantesco castello in legno da parte dei “cullatori”, furono ringraziati i componenti di una nota famiglia del posto.

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