Il centro commerciale di Piazza Madonna dell'Arco, nel quartiere di Miano a Napoli

di Giancarlo Tommasone

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A più di un mese e mezzo dall’apertura (parziale) del centro commerciale «La Birreria», sono pronte le verifiche compensative, nell’ambito di una attività che dovrà fare luce su uno dei tanti aspetti connessi alla realizzazione della struttura di Piazza Madonna dell’Arco, a Miano. Stiamo parlando degli oneri di urbanizzazione da versare al Comune di Napoli. Nel corso di questi mesi, infatti, al centro della discussione, alimentata dagli interventi di alcuni consiglieri di Via Verdi, c’è stata la questione dei «lavori a scomputo».

Le «ipotesi»
sull’ammontare
totale
degli
investimenti
per realizzare
il centro
commerciale

Nel corso di una riunione avvenuta in Commissione Trasparenza, qualche settimana prima dell’apertura del centro commerciale, il consigliere Salvatore Guangi (Forza Italia) sollevò la problematica legata proprio al calcolo di detti oneri di urbanizzazione.  «Andavano calcolati su quasi 100 milioni di euro di lavori (a tanto ammonta il costo complessivo del centro), invece che su una cifra di 17 milioni», ebbe a dire Guangi, durante la riunione. Gli oneri corrispondo al 10% circa dell’investimento totale per realizzare l’opera e sono destinati alle casse del Comune, o sotto forma di denaro liquido, oppure di opere pubbliche (lavori a scomputo, appunto). Al momento non è dato conoscere la cifra precisa di quanto dovrebbe incamerare Palazzo San Giacomo dal Gruppo Cualbu (committente dei lavori di riconversione dell’ex stabilimento Peroni). Alla società in questione Stylo24 aveva rivolto domande precise, ma l’azienda ha preferito non rispondere.

Tra i quesiti che avevamo posto, quello relativo all’ammontare totale (parliamo di valore economico) delle opere; all’ammontare dei fondi Jessica a cui ha avuto accesso il Gruppo Cualbu per la realizzazione del centro commerciale «La Birreria». Al gruppo Cualbu avevamo pure chiesto se gli oneri di urbanizzazione fossero stati versati al Comune di Napoli; e se fossero stati realizzati i lavori a scomputo.

Domande
per cui si continuano
ad attendere risposte

Al momento restano interrogativi inevasi, a cui forse le verifiche compensative potrebbero dare risposte. Risposte attendono pure gli ex lavoratori di quello che fu lo stabilimento Peroni di Miano; nel loro caso sono state disattese le aspettative del Pua (Piano urbanistico attuativo) del 2011 e dei relativi contratti d’area.

Il Piano urbanistico
attuativo del 2011
Aspettative disattese
per gli ex lavoratori
della Peroni

Contratti che avrebbero dovuto tenere nella dovuta considerazione, i residenti di Miano (e dei quartieri limitrofi) e gli ex lavoratori del birrificio: a loro si sarebbe dovuto destinare un tot di assunzioni presso il nuovo centro polifunzionale. C’è di più, manca all’appello la partenza dei lavori per la realizzazione di una serie di appartamenti di housing sociale.

Il progetto
originario
per la riconversione
dell’ex stabilimento
Peroni

Tanto era stato previsto, da progetto approvato con una delibera di giunta del 29 giugno del 2012. «Le nuove funzioni previste per gli edifici esistenti, da attuarsi con interventi di recupero e/o ristrutturazione, comprendono: residenze per un totale di circa 220 unità abitative di varia superficie; un albergo da 120 camere con la storica terrazza Peroni che ripropone il suo ruolo di punto di ristoro con una maggiore interrelazione con il quartiere dovuta alla presenza di un fronte porticato con negozi su piazza Madonna dell’Arco», è possibile leggere all’interno del documento.  Da allora sono passati un po’ di anni, caratterizzati soprattutto dalle aspettative che sembrano essere state, quasi tutte, disattese.