Il centro commerciale di Piazza Madonna dell'Arco, nel quartiere di Miano a Napoli

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di Giancarlo Tommasone

Corsa contro il tempo da parte del Gruppo Cualbu per centrare l’obiettivo dell’inaugurazione de «La Birreria» fissata per il prossimo 24 aprile. La proprietà del centro commerciale di Miano va avanti a tappe forzate.

Due i passaggi fondamentali
della questione e vanno evidenziati

Lunedì scorso si è svolta la seduta di una Commissione, tenutasi per fare il punto sulla situazione del polo, riunione a cui hanno preso parte consiglieri comunali, sindacati, ex lavoratori di quello che fu lo stabilimento Peroni, e il Suap (Sportello unico per le attività produttive), rappresentato nell’occasione, dalla dottoressa Valeria Paolella. Quest’ultima ha dichiarato (e la circostanza è stata confermata da una serie di consiglieri comunali, tra cui Guangi e Nonno), alla fine dei lavori, che le licenze (per l’apertura de «La Birreria») non sarebbero state pronte per il 24 aprile, perché ci sarebbe stato bisogno di effettuare delle verifiche su presunte «criticità».

Dietrofront
del Comune
(nel giro di 24 ore)
sulla
concessione
delle licenze

Questo quanto emerso lunedì 8 aprile durante la seduta della Commissione, vale a dire, in una sede istituzionale; al tavolo di confronto, non aveva però partecipato una delle protagoniste della vicenda, la proprietà del centro commerciale. Rappresentanti del Gruppo Cualbu, secondo quanto ha appreso Stylo24 da fonti interne a Palazzo San Giacomo, il giorno dopo e dunque martedì 9 aprile, si sarebbero recati in Municipio e avrebbero consegnato tutta la documentazione necessaria per ricevere i permessi. Tale passaggio avrebbe fatto alzare il disco verde al Suap, che avrebbe concesso una serie di autorizzazioni atte all’inaugurazione prevista per il 24 aprile. Da quanto ancora appreso dal nostro giornale, sempre da fonti del Comune, al momento non è certo stabilire se ad aprire sarà l’intero polo commerciale, o parte di esso, se l’inaugurazione, quindi, sarà effettuata anche da quelle che vengono definite medie strutture, o soltanto dai cosiddetti esercizi di vicinato. Come abbiamo visto, dunque, in meno di 24 ore abbiamo assistito al dietrofront di Palazzo San Giacomo sulle autorizzazioni.

Il Comune, infatti, lunedì scorso, durante la seduta della Commissione convocata ad hoc (lo ribadiamo, in una sede istituzionale), relativamente all’inaugurazione de «La Birreria», ha prima deciso e lo ha comunicato ufficialmente, che bisognava effettuare delle verifiche, da portare in un periodo di circa tre mesi (periodo che avrebbe inevitabilmente fatto slittare il taglio del nastro del 24 aprile), poi il giorno dopo, avute certificazioni dal Gruppo Cualbu, ha concesso il «nullaosta» per l’apertura del polo commerciale.

La gestione
da parte
del Comune,
della vicenda
«La Birreria» di Miano,
non è certo
inappuntabile

Come si spiega questo cambio repentino? Sicuramente con la gestione non certo inappuntabile di una questione che merita ben altra attenzione e impegno, e pure con la mancanza di comunicazione tra i vari comparti del Palazzo. Parliamo di un polo commerciale da cui passa il rilancio dell’intera periferia nord, per il quale sono stati fatti investimenti importanti e che può e deve rappresentare una risorsa per l’economia della zona, anche dal punto di vista dell’occupazione. Al momento, però, il Comune, tra le decisioni cambiate nel giro di 24 ore e la leggerezza (grave) dimostrata nell’affrontare la vicenda della riconversione dell’ex area Peroni, continua a non pretendere chiarimenti in merito a questioni che si chiamano oneri di urbanizzazione, lavori pubblici a scomputo, reimpiego dei lavoratori dell’ex birrificio, eventuale assunzione dei precari di Miano presso il centro commerciale.

Tutti
i dubbi
che non sono stati
ancora chiariti

Uno su tutti, il caso proprio degli oneri di urbanizzazione, che a meno di due settimane dall’inaugurazione de «La Birreria» (con i permessi prima negati e poi concessi dal Suap), il Comune ancora non riesce ad accertare se siano stati calcolati in base a diciassette, trenta o addirittura 100 milioni di euro.

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