Cosa sappiamo veramente?

di Francesca Piccolo.

Ieri pomeriggio nella ZTL Piazza dei Martiri – Poerio di Napoli si è sforata la tragedia, una bici elettrica che percorreva l’isola pedonale a velocità sostenuta ha investito una donna che attraversava la carreggiata fratturandole in più punti il piede e la gamba, ma se ci fosse stato un ragazzino al suo posto oggi avremmo dovuto fare un articolo diverso. Non vi erano pattuglie di vigili urbani ed erano le 16.30 ci riferisce la signora incidentata E. C. e solo i passanti che l’hanno soccorsa hanno poi fatto in modo di fermare il giovane che ha fornito solo un numero di cellulare adducendo in modo sfrontato che la signora era distratta.

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La vicenda ovviamente non è isolata, sono sempre più numerosi gli incidenti, dal 2009 all’alba delle prime direttive europee per la mobilità elettrica ad oggi, e crescono proporzionalmente al diffondersi delle campagne green e degli incentivi all’acquisto, specie per la nebulosità di norme specifiche per loro in tema di responsabilità civile. Ricordiamo che alle campagne di incentivo per la mobilità elettrica a due ruote aderì anche il Comune di Napoli in collaborazione con ANEA, con un incentivo di 200 euro per l’acquisto senza mai pensare di predisporre almeno una campagna di sensibilizzazione ed informazione per biker e pedoni in caso di incidenti o affrontare il tema delle buone prassi di regolamentazione.

Il quadro normativo è ancora molto incerto, nessuno omologa questi veicoli, che ricordiamo possono raggiungere e superare i 30 km orari. L’unico obbligo che hanno, per ora, è la marcatura CE con riferimento alla direttiva 2006/42/CE, quella relativa alle macchine, intese come apparecchiature, dispositivi. E comunque, rimane l’assenza di un protocollo omologativo che certifichi le prestazioni di monopattini elettrici, hoverboard, oltre le più diffuse bike assistite. Quindi i 500 W e i 20 km/h al momento sono dichiarati dal costruttore che però a volte non è italiano, anzi, non è neanche europeo. Senza contare che questi articoli di moda dalle bici e monopattini elettrici con prestazioni superiori che fanno anche solo 25 km/h andrebbero considerati ciclomotori, con tutti gli obblighi annessi: omologazione, targa, assicurazione, casco, patente. E se li affidi a un ragazzino per giocare nella piazzetta sotto casa, il rischio è una multa pesantissima.

In altre città italiane sono stati multati per 1.079 euro due guidatori di monopattini elettrici, a Napoli come in altre città vige ovviamente l’anarchia. La giungla nelle isole pedonali richiede dunque attenzione per la vacatio normativa da parte delle istituzioni locali, mentre i ministeri competenti chiariscano obblighi e diritti per le vittime. Nel frattempo ci teniamo i monopattini elettrici che circolano follemente sulle nostre strade. E magari quando ci saranno evidenze di incidenti, giornali e televisioni denunceranno ancora il pericolo due ruote. Tanto nella testa della gente comune sempre di due ruote si tratta, no?

Solo nel 2017 e solo in quell’anno a Napoli a seguito di numerosi esposti soprattutto da parte di cittadini, furono fatte verifiche da parte della polizia municipale per controllare le caratteristiche dei mezzi di trasporto a due ruote che non essendo soggetti a controllo ma che, in alcune circostanze, erano stati trasformati in veri e propri ciclomotori. Al fine dell’esatta verifica delle peculiarità delle biciclette con pedalata assistita è risultato fondamentale il contributo del Dipartimento Distrettuale Terrestre della Motorizzazione Civile che è stato presente nelle giornate del 5, del 12 e del 19 luglio con il “banco prova velocità a rulli mobile”, che ha consentito di effettuare sul posto gli accertamenti tecnici necessari. Ma fu solo per quella giornata.