Il tetto Eni fa impennare le vendite: in via Cristoforo Colombo il carburante finisce in poche ore. IP segue, Q8 valuta la stessa strada.
Basta abbassare il prezzo e Napoli si mette in coda. Con la benzina Eni a 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19, davanti a molti distributori si sono formate file fin dalle prime ore. In via Cristoforo Colombo un impianto ha bruciato oltre duemila litri di carburante in circa tre ore. Cinquanta metri più avanti, sulla carreggiata opposta, un altro aveva già superato quota tremila.
Le file e il cartello «esaurito»
Maurizio Ferrara lavora nel settore da quarant’anni e una giornata così la ricorda soltanto durante gli scioperi. «È stato un via vai continuo», racconta dopo aver appeso sulle colonnine il cartello «esaurito».
L’effetto era stato anticipato dalle prime code raccontate da Stylo24 dopo l’annuncio del tetto Eni, mentre il nuovo listino cominciava appena a comparire sulle pompe.
Il prezzo massimo è stato fissato direttamente da Eni: 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio.
In alcuni impianti vendite su del 50%
Dall’altro lato della strada un gestore racconta di aver venduto il 50% in più rispetto allo stesso giorno della settimana precedente.
E la corsa al pieno non riguarda soltanto il centro. Le code compaiono dalla Stadera a Fuorigrotta, da via Terracina alla Circumvallazione. A Salerno alcune compagnie concorrenti avrebbero perso fra il 25 e il 50% degli affari. Ad Avellino diversi impianti finiscono le scorte. A Benevento i gestori Eni raccontano una giornata senza soste.
IP si adegua, Q8 osserva
Il mercato non resta fermo. IP porta il gasolio self a 2,19 euro, mentre Q8 non ha ancora formalizzato un’adesione. Da Palazzo Chigi filtra però ottimismo sulla possibilità che l’iniziativa si allarghi.
Il tetto Eni parte per trenta giorni e può essere prolungato fino alla fine dell’anno. Le stime sui mancati introiti parlano di 85-100 milioni di euro per un mese e di 250-300 milioni se la misura dovesse coprire l’intero trimestre.
Le pompe bianche rischiano di restare schiacciate
È proprio qui che lo sconto mostra il suo lato più complicato. Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta circa 12mila distributori indipendenti, chiede che il taglio arrivi anche agli acquisti all’ingrosso.
Una pompa bianca compra carburante sul mercato e deve poi sostenere trasporto, distribuzione e gestione. Se abbassa il prezzo alla colonnina senza spendere meno per rifornirsi, il margine si assottiglia fino a poter sparire.
Lo sconto coinvolge 4.100 distributori
In Italia ci sono più di 20mila impianti. Eni ne conta circa 3.800, IP 3.400, Q8 2.600 e Tamoil 1.400. Pompe bianche e altri operatori arrivano a circa 8.500.
Per ora il nuovo prezzo coinvolge 4.100 distributori. Chi vuole confrontare i listini può farlo attraverso l’Osservaprezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Fuori dalle pompe monta la protesta
Il canale extrarete, quello che rifornisce autotrasporto, agricoltura, industria, pesca e cantieri, non beneficia automaticamente dello stesso tetto.
Camionisti e tassisti preparano quindi le mobilitazioni, mentre gli agricoltori contestano il peso del pieno sui costi di produzione.
Alla pompa, intanto, il verdetto degli automobilisti è già arrivato: quando il prezzo scende, le auto cambiano distributore nel giro di poche ore. La vera prova sarà capire quanto a lungo compagnie e gestori riusciranno a reggere questa nuova corsa al ribasso.

















