Nel Napoletano e nel Casertano, ancora pochi i beni confiscati alla camorra restituiti alla collettività (foto di archivio)

Nel Napoletano appena 133 (su 381) strutture messe a disposizione della collettività, va ancora peggio nel Casertano

Lo Stato li sottrae alle mafie, ma i Comuni non li accettano. Sono i beni sottratti alle organizzazioni criminali, i beni che non riescono a trovare nuova vita. Secondo gli ultimi dati diffusi, in provincia di Napoli sono appena 133 quelli messi a disposizione della collettività, su un totale di ben 381. Si tratta del 36%. Va peggio in provincia di Caserta, dove su 324 beni, soltanto il 24%, vale a dire 110, sono state affidate ad associazioni e cooperative. Ma qual è la causa di questa vera e propria deriva? In primis la lungaggine burocratica per arrivare a prendere in consegna i beni confiscati alle mafie, ma in molti casi c’è da registrare anche il reiterato danneggiamento degli stessi beni, portato a termine dai clan, che come spiega al quotidiano Il Mattino, Gianni Allucci, direttore del consorzio Agrorinasce, «sanno di non poter tornare più in possesso di quei beni, ma li rendono inutilizzabili per dimostrare di avere ancora il potere di bloccare il percorso di legalità attivato dallo Stato».