Da sinistra Vincenzo Andraous, Raffaele Cutolo, Pasquale Barra e Francis Turatello

LA STORIA DELLA CAMORRA – Delitto di Francis «faccia d’angelo», il catanese Vincenzo Andraous ridimensiona la figura di ’o animale

di Giancarlo Tommasone

«Barra… chi? Altro che santista della camorra. Lui in carcere era solo un galoppino, non era nessuno. Fu io ad arruolarlo per l’omicidio di Francis Turatello». A parlare è il catanese Vincenzo Andraous nel corso di un processo (del 1986) contro la Nuova camorra organizzata. Il procedimento viene imbastito anche in seguito alle accuse dell’ex killer della Nco, diventato poi collaboratore di giustizia. Parliamo ovviamente, di «Barra Pasquale, nato a Ottaviano, provincia di Napoli, il 18 gennaio del 1941» (e deceduto in carcere a Ferrara, il 27 febbraio del 2015). All’omicidio di Turatello, che si consumò il 17 agosto del 1981, a Badu ’e Carros (casa circondariale di Nuoro), oltre ad Andraous – che si dichiara organizzatore e tra gli esecutori del delitto – partecipano «anche due siciliani e un napoletano, Barra appunto». Secondo quanto racconta in aula il catanese, fu lui a pianificare l’assassinio, perché «Turatello era un delatore, un infame». Ma allora, per quale motivo all’azione di morte partecipò anche Barra? «Perché stava in carcere con me, stava nel mio braccio (sezione, ndr). Glielo chiesi e lui non si poteva rifiutare, era costretto ad accettare. Barra non è mai stato nessuno, era un galoppino in carcere, anche un mio galoppino», dichiara Andraous. Che continua: «Barra, a me, non poteva dire di no».

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Il catanese, oltre a ridimensionare sensibilmente la figura «criminale» di ’o animale, respinge le accuse di essere camorrista e di appartenere alla Nco di Raffaele Cutolo, col quale – gli fa notare il presidente della Corte – per un periodo aveva avuto un fitto scambio di lettere (20 nel giro di quattro mesi). «Io rispettavo Cutolo, nel 1980-1981, lo stimavo, ma ciò non vuol dire che sia un suo dipendente, né che sia affiliato alla Nco. E poi, io scambio lettere anche con altri detenuti», sottolinea Andraous. Ma tornando al coinvolgimento di quest’ultimo in un processo contro la Nco, perché era stato accusato da Barra? «Glielo spiego io – dice il catanese rivolgendosi al pm e al presidente della Corte –, Barra aveva paura che io potessi ammazzarlo, e si è pentito». Da sottolineare il fatto che da anni, Andraous si è gettato alle spalle i propri trascorsi, senza però dimenticarli, fatale l’incontro con la poesia e la letteratura. Dal 2013 è in libertà vigilata, la sua seconda vita lo vede autore di libri e ospite di dibattiti. «Racconto il mio passato per evitare che altri cadano nel mio abisso», ha dichiarato nel corso di un’intervista.