Antonio Bardellino e Carmine Alfieri

LA STORIA DELLA CAMORRA Il collaboratore di giustizia Carmine Alfieri: l’ultima volta che lo vidi fu tre mesi prima che lo ammazzassero

«Bardellino? Per me è morto, lo hanno ammazzato in Brasile, ne sono sicuro». Così risponde il collaboratore di giustizia Carmine Alfieri (ex padrino della Nuova famiglia) alla domanda del presidente della Corte, che lo sollecita sull’argomento: il mistero del capo dei Casalesi, del quale non è stato mai trovato il corpo. Secondo le fonti ufficiali, il boss sarebbe stato ucciso a Buzios, nello Stato di Rio de Janeiro; il 14 giugno del 2018, il Tribunale di Napoli Nord ne ha dichiarato la morte presunta, che è stata fissata al 31 maggio del 1988. «Antonio Bardellino era latitante – racconta Alfieri, nel corso di una udienza del 1996 del Maxiprocesso quater –, tre mesi prima di essere ammazzato mi venne a trovare e passammo insieme un paio di giorni, stette con me».

Il racconto di Alfieri: tre mesi prima
che venisse ammazzato Bardellino,
passammo insieme alcuni giorni

In quell’occasione, rendiconta il pentito, «mi disse che di lì a poco sarebbe andato a Santo Domingo dove si nascondeva, e che poi, dopo 5, 6 mesi, sarebbe tornato a casa, nel Casertano, perché aveva dei conti da sistemare nel proprio gruppo, doveva fare pulizia». «In che modo avrebbe dovuto regolare dei conti?», chiede il presidente. «Mi disse che doveva uccidere delle persone del suo gruppo e mi sottolineò pure che non avrei dovuto preoccuparmi, se avessi avuto notizia di queste morti, perché si trattava di qualcosa che veniva dall’interno, su sua iniziativa», risponde il pentito. «Quella fu l’ultima volta che vidi Bardellino, e sono sicuro che l’abbiano ucciso proprio le persone del suo clan», dichiara Alfieri. «Perché ne è così sicuro? E’ sicuro del fatto che Bardellino sia morto?», domanda il presidente.

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La visita del fratello di Bardellino
e i messaggi dei Casalesi

«Quando nel nostro ambiente era cominciata a circolare la voce della morte di Bardellino, venne da me il fratello di quest’ultimo, Salvatore. Lui mi raccontò che nella loro zona, adesso non ricordo se a Casal di Principe o a Casapesenna, Francesco Schiavone detto Sandokan e Mario Iovine, avevano prelevato dalla casa dei Bardellino, un loro nipote, un certo Paride, e questo ragazzo non era tornato più a casa. Un fratello di Paride, tale Antonio detto capucchione, riuscì a salvarsi, perché quando andarono a prendere i due giovani, lui non si trovava nell’abitazione», racconta Alfieri.

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Che continua: «Salvatore mi disse: hanno ammazzato mio fratello. Hanno preso mio nipote e non l’hanno fatto più tornare, in più cercavano pure un altro mio nipote. Mi raccontò questi fatti, un paio di giorni dopo che avevano preso questo Paride». Inoltre, sottolinea Alfieri, «ho avuto altre certezze rispetto al fatto che Bardellino fosse stato ucciso, perché in seguito, quando il clan dei Casalesi era guidato da Francesco Schiavone, ci arrivarono messaggi da parte dei Casalesi. Loro dicevano, che nonostante Bardellino fosse stato un valido capo, avevano dovuto ammazzarlo e non ne avevano potuto fare a meno perché si stava comportando male. Contestualmente, con questi messaggi, ci invitavano pure a continuare la collaborazione con loro».

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