venerdì, Maggio 20, 2022
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«Abbattere le Vele non significa sconfiggere la camorra»

di Giancarlo Tommasone

E’ stato pubblicato il bando per l’abbattimento della Vela A di Scampia, la cosiddetta Vela verde. A darne notizia il Comune di Napoli; la gara è stata indetta anche per effettuare la sistemazione degli spazi aperti che si formeranno dopo le demolizioni. I lavori previsti sono di un importo inferiore ai 2 milioni di euro. Dopo gli abbattimenti (avvenuti tra il 1997 e il 2003) delle tre costruzioni gemelle, si avvia dunque anche quella della suddetta struttura. Dei sette edifici originari progettati da Franz Di Salvo, stando al piano di riedificazione che riguarda Scampia, alla fine dovrebbe restare in piedi soltanto una Vela.

Una delle Vele di Scampia

E’ lunga e articolata la storia delle costruzioni triangolari. Per molti hanno rappresentato e rappresentano un esempio lampante di brutalismo architettonico, ma nel corso degli anni le Vele e con esse Scampia, sono state associate pure al degrado sociale che nasce e si fortifica nella periferia tagliata fuori dalla città. A quella sorta di ghetto, in cui a farla da padrone è la criminalità che gestisce gli affari illeciti, primo su tutti quello dello spaccio di sostanze stupefacenti. Del resto il quartiere ad alta densità criminale, nonostante vi sia la presenza di numerose (la maggioranza) persone che niente hanno a che fare con la camorra, è considerato da anni sotto lo scacco delle organizzazioni malavitose. Basta la pubblicistica fini qui prodotta, i film, le serie tv che hanno catapultato Scampia, collegandola a uno dei mercati della droga a cielo aperto più grandi al mondo, sulla scena internazionale.

Un frame tratto dalla serie televisiva ‘Gomorra’

Nel corso degli anni le intuizioni di Di Salvo per favorire la socialità e l’aggregazione tra gli abitanti, si sono tramutate nei cunicoli, nelle vie di fuga, nei meandri e nelle piazze in cui le cosche hanno potuto far lievitare gli introiti dei propri affari. Nel momento in cui quei complessi (che nell’intenzione del progettista dovevano essere perfino residenziali) si sono svuotati, le organizzazioni malavitose vi si sono radicate come piante rampicanti, occupando gli spazi disponibili e potendo ulteriormente far moltiplicare i guadagni grazie alla vendita di svariati tipi di droga.

Il pm Giovanni Corona

Sulla questione dell’abbattimento della Vela A è intervenuto anche Giovanni Corona, un magistrato che la storia di Scampia e delle camorra di quel quartiere la conosce bene, avendola combattuta negli anni più cruenti, quelli della faida.
«Non so cosa costruiranno dopo gli abbattimenti – dichiara a Stylo24 – né come cambierà l’impostazione architettonica di quei luoghi. Posso dire però, che la camorra esisteva e si è sviluppata anche in altri complessi abitativi della zona, oltre alle Vele. Mi riferisco ad esempio a quelle dello Chalet Baku, del Rione Monterosa, dei Sette Palazzi o delle Case dei Puffi. Questo, per dire che dopo gli abbattimenti della Vela o delle Vele, qualsiasi cosa verrà edificata, si dovrà fare con i doverosi accorgimenti, dando la priorità alla nascita di strutture realizzate in funzione di aggregazione, cultura, possibilità e anche attrattiva e servizi per tutti coloro che ci vivono o di chi vorrà magari recarsi a Scampia anche per passare del tempo libero, una serata con gli amici. Sarebbe inutile e deleterio costruire con la concezione di edificare nel deserto. La gente di quei rioni ha bisogno di tutte le risposte che fino ad ora sono venute a mancare».

Il Rione Monterosa

«Mi piacerebbe addirittura che un giorno, si riuscisse a cambiare anche la concezione che si ha del viaggio in Metro da Scampia verso il Vomero, sarebbe bello che i giovani effettuassero il percorso al contrario» afferma ancora Giovanni Corona. «Addirittura – conclude -, non so se sia meglio abbattere o lasciare in piedi una Vela (naturalmente disabitata) come monito del degrado, monumento dell’abbandono, affinché tale degrado, tale abbandono, tale distanza dalla città non si verifichi più».

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