(Nella foto il medico Paolo Iannelli)

Atti di indagine inutilizzabili, la Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso della Procura: già in precedenza il Riesame aveva rimesso in libertà il noto medico napoletano

di Luigi Nicolosi

Una nuova tegola, quella definitiva, si abbatte sull’inchiesta che nel gennaio scorso aveva portato agli arresti domiciliari il noto ortopedico napoletano Paolo Iannelli, accusato di concorso in bancarotta fraudolenta, riciclaggio e concussione. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro il precedente annullamento disposto dal Riesame. Determinante in quest’ottica si è rivelata la strategia difensiva intavolata dall’avvocato Maurizio Lojacono, il quale aveva già sostenuto e dimostrato innanzi ai giudici delle Libertà l’inutilizzabilità degli atti di indagine.

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La vicenda giudiziaria che vede suo malgrado protagonista Iannelli parte da lontano, addirittura dal 2016: in quella circostanza l’ortopedico era finito addirittura a Poggioreale, salvo venire scarcerato dopo poche settimane. Quel processo, pur avendo perso già diversi pilastri, è ancora pendente in appello e fin qui Iannelli ha rimediato solo una modesta condanna a un anno. Le grane per il noto camice bianco non erano però ancora finite. Nel gennaio scorso, infatti, è stato colpito da una nuova ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta (vedi concorso nel fallimento di Villa del Sole), riciclaggio e concussione. Il medico napoletano subì anche un maxi-sequestro patrimoniale di beni mobili e immobili. Una vera e propria stangata che finì però per incrinarsi già in sede di Riesame, tant’è che Iannelli tornò rapidamente a piede libero, ottenendo tra l’altro di nuovo la piena disponibilità dei propri beni.

Sul punto, si erano rivelate vincenti le argomentazioni portate in aula dal difensore del medico, l’avvocato Lojacono, il quale ha dimostrato l’inutilizzabilità degli atti di indagine (intercettazioni e accertamenti patrimoniali e bancari) raccolti dalla Procura, in quanto non debitamente autorizzati. Sotto la lente della difesa era finita inoltre la mancata richiesta al gip della proroga delle indagini preliminari. Nonostante la battuta d’arresto incassata al Riesame nel febbraio scorso, il pubblico ministero è comunque andato avanti appellandosi alla Cassazione. I giudici della Suprema Corte, accogliendo il vizio di forma rappresentato dalla difesa, hanno però dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo di fatto definitivi i precedenti provvedimenti del tribunale del Riesame.

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