Il terzo giudizio di secondo grado riconosce il disastro ambientale. Le difese annunciano un nuovo ricorso in Cassazione
Quattro condanne e un processo che riparte ancora. La vicenda giudiziaria di Bagnolifutura cambia direzione dopo due assoluzioni perché il fatto non sussiste: un’altra sezione della Corte di Appello riconosce il disastro ambientale e attribuisce responsabilità personali.
Quattro imputati condannati
Gianfranco Caligiuri, ex direttore tecnico di Bagnolifutura, è stato condannato a due anni e sei mesi. Due anni per Alfonso De Nardo, impegnato in passato nei processi di riqualificazione ambientale all’Arpac. Un anno e otto mesi ciascuno per Mario Hubler e Giuseppe Pulli.
Il verdetto accoglie la ricostruzione sostenuta dal sostituto procuratore generale Stefania Buda.
La sentenza arriva mentre le bonifiche di Bagnoli restano al centro di cantieri, verifiche e nuove indagini.
Prima di questa sentenza c’erano state due assoluzioni
È questo il passaggio che rende il processo particolarmente controverso. Due precedenti giudizi di Appello avevano escluso la responsabilità degli imputati.
Il professor Alfonso Furgiuele annuncia: «Presenteremo ricorso per Cassazione, perché riteniamo irragionevole che possa dirsi accertata la responsabilità degli imputati, oltre ogni ragionevole dubbio, dopo che sugli stessi atti ben due Corti di Appello (composte da sei magistrati qualificati ed esperti) avevano concluso nel merito affermando che il fatto non sussiste».
Tutto cominciò dalle denunce sul territorio
Le prime indagini partirono da esposti di cittadini, associazioni ambientaliste e familiari di persone morte per malattie ritenute potenzialmente collegate alla contaminazione dell’area.
Gli investigatori analizzarono terreni, intercettazioni e procedure di bonifica. Poi arrivò il sequestro di interi lotti.
Il punto da chiarire era semplice e allo stesso tempo decisivo: capire se la bonifica avesse davvero risanato i terreni oppure se sotto una riqualificazione superficiale fossero rimaste sostanze contaminanti.
I terreni sono rimasti al centro del processo
Le verifiche hanno riguardato le cosiddette morchie e diversi lotti indicati come bonificati.
L’attuale programma ufficiale di risanamento di Bagnoli prevede ancora lavori sia a terra sia nell’area marina.
Invitalia segnala nell’ex Italsider superamenti delle soglie di rischio per metalli pesanti, idrocarburi, IPA e PCB. Le bonifiche a terra riguardano circa duecento ettari.
Adesso la vicenda torna verso la Cassazione
Il nuovo verdetto non mette quindi la parola fine al processo. Le difese preparano un altro ricorso e la Suprema Corte potrebbe essere chiamata ancora a intervenire.
Intanto Bagnoli vive un’altra stagione, tra risanamento e trasformazione urbana. La colmata e i nuovi cantieri sono entrati nel progetto legato all’America’s Cup.

















