L'area interessata dagli interventi di riqualificazione e bonifica a Bagnoli

Sei condanne dopo quasi sette anni di indagini. Polemiche infinite prima e dopo la lettura della sentenza per la mancata bonifica di Bagnoli. All’interno e all’esterno del Tribunale di Napoli sono stati esposti due striscioni dal tenore inequivocabile: «Chi ha inquinato deve pagare» e «Condannati o assolti, siete tutti coinvolti».
Queste le condanne e i rispettivi destinatari: 4 anni sono stati inflitti a Gianfranco Caligiuri, ex direttore tecnico di Bagnolifutura; 3 anni a Sabatino Santangelo, ex presidente di Bagnolifutura ed ex vicesindaco di Napoli; 3 anni anche ad Alfonso Di Nardo, dirigente Arpac; 2 anni a Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del ministero dell’Ambiente, a Mario Hubler, ex direttore generale della società Bagnolifutura e a Giuseppe Pulli, del dipartimento Ambiente del Comune di Napoli. Il pubblico ministero Stefania Buda, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna di 8 imputati e l’assoluzione per sei. Gli altri imputati sono stati assolti o in alcuni casi è stata dichiarata la prescrizione dei reati contestati.

Il Palazzo di Giustizia di Napoli

C’è da sottolineare il fatto che i giudici che hanno emesso la sentenza hanno derubricato l’accusa di disastro ambientale doloso in quella di disastro colposo. La bonifica di Bagnoli è da anni al centro della querelle politica per la forte connotazione sociale e ambientale della vicenda. Il giudice della VI Sezione penale del Tribunale di Napoli ha disposto inoltre il dissequestro dei suoli di Bagnoli ancora ‘sotto sigilli’ così come era stato disposto dalla Procura nel corso della lunga inchiesta partita nel 2011.

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Lo stabilimento Italsider prima della dismissione

Tutto ebbe inizio dopo una denuncia di Adele Iandolo, una cittadina di Via Cavalleggeri D’Aosta – strada che costeggia l’ex acciaieria – ammalatasi e poi morta di tumore ai polmoni pur avendo uno stile di vita perfetto. Il fascicolo approdò al pm Stefania Buda che iniziò l’indagine ipotizzando che l’area non fosse mai stata bonificata, nonostante i quasi 80 milioni stanziati dal Governo e che già risultavano spesi. Un disastro ambientale sul quale indaga anche la Corte dei Conti della Campania che ipotizza un danno erariale di oltre 100 milioni. Nel 2013 la svolta: il pm chiede e ottiene dal gip collegiale il sequestro dell’intera area perché inquinata. Il pm Buda si é avvalso dei consulenti Benedetto De Vivo, Maurizio Manno e Giovanni Auriemma.

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