venerdì, Ottobre 7, 2022
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Baby-gang, ma quale «favola» dell’odio contro i ragazzi ricchi? Questi sono criminali

di Giancarlo Tommasone

«Scendiamo soprattutto il venerdì e il sabato sera, ‘già bevuti’. Facciamo un giro a Aniello Falcone o a Chiaia. Pure lì riusciamo a prenderci le consumazioni ai bar. Poi dipende, se restiamo al Vomero prendiamo il fumo in zona, altrimenti lo compriamo a Port’Alba dai neri».
A parlare è un ragazzino che ci dice di avere compiuto da poco 16 anni, lo avviciniamo mentre è in compagnia di altri suoi coetanei, un gruppetto che staziona all’esterno dei giardinetti di via Ruoppolo, al Vomero. Chiediamo al 16enne e ai suoi amici – non hanno nemmeno fatto riaprire le scuole, che già le hanno disertate – cosa pensino dell’escalation di violenza che riguarda anche il loro quartiere. «No, vabbé, sono cose che si fanno, che si devono fare. Pure noi le facciamo. Siamo organizzati, ma il coltello è l’ultima soluzione. Poi che vai trovando, stiamo in compagnia, il fumo in testa e può capitare che si punti un altro gruppo e si cominci a picchiare», ci dice in tono da guappo finito. Sì, sono organizzati e la riprova è il fatto che usino i più piccoli del branco per affidargli telefoni, soldi ed oggetti di valore. «Quando capiamo che sta per scoppiare la rissa, diamo i cellulari, l’oro e i soldi a chi dei nostri non è buono a prendersi a mazzate e ci dà una mano così», spiega. Un’ultima domanda: ma perché dovete affrontarvi fino ad arrivare al coltello? «Perché gli altri devono fare il cesso». Benissimo, capìta l’antifona.

Uno dei motti dei baby criminali postati su Facebook

Il quadro è alquanto chiaro. Gruppi senza controllo, formati da ragazzi di diversa estrazione sociale, con la ‘base’ di alcol già fatta a casa, con il fumo che sale nel cervello e che ti porta in strada a cercare il nemico. A marcare il cartellino della gang a cui appartieni, perché non si tratta di rivalsa sociale, né dell’odio del povero contro il ricco, l’atteggiamento dei baby-criminali ha a che fare con la volontà (piuttosto che con l’esigenza freudiana e pseudo sociologica spicciola) di fare danni e di lasciare il segno sul corpo del primo che ti passa davanti. Se ci sia risentimento è quello misero del quartiere contro il quartiere, non certo imposto dalla rivalsa di stampo marxista; si tratta solo di aggredire per il gusto di farlo.

La paranza in mostra nei vicoli di Napoli
Una paranza in mostra nei vicoli di Napoli

E allora vengono vane le parole di difesa di un moccioso di 16 anni che nella notte tra il 16 e 17 dicembre scorso si è scagliato contro ragazzi come lui e li ha colpiti con un’arma affilata, un coltellino, un temperino, un portachiavi o cosa. Come risulta dal verbale di interrogatorio di cui dà notizia Il Mattino. Il sedicenne accusato dell’aggressione del Vomero e inchiodato da un video, avrebbe dichiarato agli inquirenti di aver agito per una sorta di rivalsa sociale. Lo sguardo di sfida che sarebbe stato lanciato dagli avversari del momento, non basta a giustificare una reazione del genere, non basta nemmeno a farti impugnare un souvenir, l’oggetto col quale avrebbe sferrato i fendenti, come ha spiegato alle forze dell’ordine.

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