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di Francesco Vitale

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Una «sentenza» quasi scontata, un cliché di impunibilità, quando dalle nostre parti, si verificano casi di baby-stupratori: non si paga per il delitto commesso. Al massimo c’è l’affidamento in prova, se proprio va male per i minorenni macchiatisi di un tale reato, c’è una condanna minima.

Lo insegna anche
la storia recente,
quella registrata
a Pimonte, località
dei Lattari

Nelle scorse ore, dopo 19 mesi, per dieci degli 11 minorenni di Gragnano, Vico Equense e Pimonte accusati di aver violentato (il gruppo era formato da 12 ragazzini, ma uno di essi all’epoca dei fatti aveva 13 anni e quindi non imputabile), filmato le nefande performance e ricattato una ragazzina di 15 anni, si è risolto tutto con la fine di un percorso, che ha restituito loro, in toto, l’integrità della fedina penale. Quel reato è stato praticamente cancellato. L’unico condannato è un 16enne, che dopo 12 mesi di messa alla prova è stato praticamente bocciato: gli è stata inflitta una pena di 2 anni, in primo grado.

E’ attualmente libero, in attesa del secondo
grado di giudizio e difficilmente finirà in carcere

Vite nuove, passate per la «lisciva» dell’istituto della messa alla prova. La vittima, invece, una 17enne (aveva 15 anni nel 2016, quando si sono svolti i fatti) insieme alla sua famiglia, si è trasferita all’estero, in Germania, per cercare di rimettere in piedi una esistenza distrutta da un gruppo di baby-orchi, alcuni dei quali provenienti da famiglie camorristiche della zona dei Lattari.

Lo stupro della 12enne di Gragnano

Una replica annunciata, se si va a prendere in esame un altro caso simile, quello della 12enne di Gragnano, vittima di tre mirorenni stabiesi. Non bisogna andare molto indietro nel tempo, anzi, si va a ritroso di appena un mese. E’ durata poco la detenzione dei tre giovanissimi di Castellammare accusati di aver preso parte allo stupro di gruppo della dodicenne. A inizio dello scorso settembre, accogliendo le richieste dei legali che assistono i ragazzi (di 14, 15 e 16 anni), il Tribunale dei minori di Napoli li ha di fatto scarcerati. Per loro è stata predisposta la collocazione presso strutture di recupero. I giudici hanno quindi optato per una misura meno afflittiva della loro libertà personale, dopo pochi mesi passati nel carcere minorile dai tre del Rione Scanzano.

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Nel gruppetto c’è anche un nipote
di don Michele D’Alessandro

I fermi, ordinati dalla Procura, si erano concretizzati alla fine di maggio scorso, in seguito alle indagini effettuate dagli agenti della Mobile partenopea e del commissariato di polizia di Castellammare. I tre furono prelevati dal Rione Scanzano, dove abitano, e condotti presso il Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, a Napoli. Poi la confessione, qualche mese di carcere, infine il trasferimento in comunità di recupero. Secondo l’accusa, anche in questo caso, la vittima era stata filmata con i telefoni cellulari da parte dei baby-aguzzini.

Gli stupratori di Marechiaro dal carcere alla pizzeria

Chiudiamo con la vicenda dello stupro di una 15enne avvenuto a Marechiaro, in pieno giorno. I fatti risalgono a maggio del 2017. Per quell’episodio tre minorenni erano stati spediti in carcere, ma pochi mesi dopo, la scorsa primavera, la decisione del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Napoli. Il gup li ha rimessi in libertà, applicando per loro la misura della messa alla prova. Sono stati inseriti in un percorso di riabilitazione che gli permetterà di diventare pizzaioli.

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