di Giancarlo Tommasone

Quella delle baby-gang è una emergenza da contrastare anche con l’impiego di un maggior numero di forze di polizia. Lo ha annunciato il ministro Minniti nel corso di una summit sulla sicurezza svoltosi in Prefettura a metà della scorsa settimana. Il nuovo dispositivo è entrato in vigore questo week-end e stando ai dati diffusi dalla Questura di Napoli, il potenziamento dei controlli ha portato già a una decina di denunce. Naturalmente è presto per parlare di un primo bilancio; del resto, si sa, alla partenza di ogni dispositivo, c’è la massima allerta e il massimo picco in materia di dispiegamento di forze.

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Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica a Napoli a cui ha partecipato il ministro dell’Interno, Marco Minniti

Ma in che modo la città e la provincia saranno più al sicuro contro un fenomeno che, negli ultimi tempi, ha raggiunto livelli mai registrati prima? In totale saranno impiegate in aggiunta a quelle già in servizio, 100 unità, tra poliziotti, carabinieri e militari della guardia di finanza. La distribuzione dei tutori dell’ordine, secondo una prima stima, è di 40 agenti di polizia a Napoli, 40 militari dell’Arma in provincia e 20 finanzieri, impiegati in base all’occorrenza. Facendo un rapido calcolo tra turni di riposo, pattuglie giornaliere e quanto regola l’impiego del personale, possiamo facilmente renderci conto che ci saranno al giorno 20 unità in più a turno: 10 a vegliare su un milione di persone (pari a cinque pattuglie a Napoli), altre 10 su due milioni di abitanti (pari a cinque pattuglie in tutta la provincia). L’impatto è quasi pari a zero considerata l’estensione del teatro di controlli che vanno dal centro alla periferia, dal Vomero a Chiaiano, a Chiaia, a Ponticelli.

I capi delle baby gang si fanno fotografare mentre imbracciano fucili mitragliatori

E’ vero, è stato detto che le forze in aggiunta si occuperanno espressamente dei luoghi di aggregazione dei giovani e delle zone considerate sensibili. Ma ultimamente il fronte si è allargato in maniera preoccupante e facendo un po’ di conti, solo relativamente alle baby-gang «censite» a Napoli, ci sarebbe bisogno di avere pattuglie in ogni rione. Per non parlare poi delle stazioni metro, dove si sono registrate diverse aggressioni. Solo quelle della linea ‘1’, la collinare, sono una ventina.

Le armi delle baby gang

Adesso facciamo un raffronto, con una premessa: l’emergenza baby-gang non si può paragonare all’escalation di azioni criminali da parte di clan della camorra, ma va tenuta nel dovuto conto. Non dimentichiamo che Minniti ha dichiarato che le bande giovanili usano metodi terroristici. Dunque, giusto alcuni dati: nel 2003 per Alto Impatto Partenope furono messi a disposizione 1.000 uomini: 400 poliziotti, 400 carabinieri e 200 finanzieri.

L’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu in visita alla caserma Pastrengo con il comandante del Reparto operativo Luigi Sementa e il comandante provinciale Vincenzo Giuliani (dietro)

L’azione di contrasto ebbe la durata di nove mesi, e consentì di investire sulla prevenzione sfruttando le acquisizioni in campo investigativo ed informativo. Di lì a poco sarebbe esplosa la faida di Scampia tra i Di Lauro e gli scissionisti, e quel patrimonio informativo si rivelò utilissimo al momento di passare alla controffensiva.

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