«Allora, che cosa ti hanno chiesto?» esordì il professionista, seduto alla scrivania di mogano a lische nell’elegante studio di via Santa Lucia, a due passi dal mare e da Castel dell’Ovo. Centotrenta metri quadrati comprati coi soldi dei camorristi difesi in venti anni di onorata attività forense. All’ingresso del palazzo c’era una targa d’oro con su inciso «Prof. Avv. Maurizio Perna – docente di procedura penale e patrocinante in Cassazione».

  • M’hanno fatt cierti domande ‘ngopp all’omicidio ‘e Cap ‘e fierr. Vulevano sapé io arò stev, che cazz stev facenn ‘a sera ‘e l’agguato – tossì il Bisonte sforzandosi di non parlare proprio del tutto in dialetto stretto –. Si ce steven altre persone cu ‘mme che ponn confermà chello ca dico.

La stanza puzzava di Vicks VapoRub. ‘O Bisonte pensò per un attimo di essere tornato bambino.

  • E poi? – aggiunse il penalista armeggiando con tabacco e cartina per confezionarsi una sigaretta. – E poi cos’altro? – ripeté dando un colpo di lingua al rullo per arrotolarla e chiuderla.

Era proprio VicksVaporub. Il barattolino era nascosto dietro il monitor.

Poverino, l’avvocatino con la tosse…

  • Eh…, t’aggo ritto: m’hanno chiest si cunuscevo ‘a vittima. Vittima poi chella granda latrin, muort ‘e buon. Cose accussì, niente ‘e preciso avvocà. Tutto molto tranquillo. Io po’, ‘o sai, canto a ignorante si vac in difficoltà…

  • Ma di preciso cosa gli hai detto? È importante perché il momento è molto delicato, per questo insisto. Ci sono stati troppi morti, negli ultimi mesi. Non so se mi spiego. E a loro non interessa trovare «il» colpevole, va bene «un» colpevole. Mi capisci?

La sottile distinzione linguistica lasciò ‘o Bisonte indifferente. L’animale si accarezzò la barba e accennò un sorriso ebete che mise in mostra il buco tra gli incisivi.

  • Comunque, c’ho detto che song stat ‘o solito bar – spiegò il killer –. E che ci stanno ‘e cumpagni miei che ponn pure testimonià. Io realmente non saccio niente ‘e Cap ‘e fierr…

E fece un occhiolino che l’avvocato finse di non vedere.

  • E loro, i poliziotti come ti sono sembrati?

L’animale si soffermò ammirato sull’apparecchio telefonico dell’avvocato che luccicava di spie rosse a intermittenza, e sui volumi che erano riposti in ordine sulla scrivania. Un testo sulla revisione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, un trattato sulla incostituzionalità del 41bis e gli ultimi aggiornamenti di procedura penale. Alle spalle del legale c’erano quadri che racchiudevano pergamene che la bestia faticava a decifrare. Nell’angolo a sinistra, un leggìo di legno su cui era aperto un vecchio codice penale. Forse, era appartenuto a un antenato del legale che lo esibiva come una reliquia. L’intero ufficio era rivestito in radica di noce. Tutto era pulitissimo e splendente. Era tutto perfetto. Tranne la puzza di VicksVaporub.

  • Mi hanno rifatto ‘e stessi domand, avvocà – si destò ‘o Bisonte –. Me facevan semp ‘e stessi domand. Ma sì scem?

Il legale incominciò ad agitarsi sulla sedia.

  • Ah. M’hanno chiest pure che tenev ‘a sparter cu Mosé: si ‘o cunosco, si teng cocc legame cu iss. E poi vulevan sapé che ne pens ‘e tutt ‘sta gente morta accisa…

Maurizio Perna inarcò le sopracciglia e si spazzolò un mucchietto di cenere dal golfino amaranto. Il colloquio con l’animale era peggio del previsto.

  • Erano gentili, m’hanno offerto pure ‘o cafè.

  • Più sono gentili più ti faranno male, quando sarà…

  • Sul nu poliziotto ha fatto nu ppoc ‘o strunz, ma è ‘na cosa che risolvo io, nun te preoccupà avvocà.

  • In che senso ha fatto il cretino?

  • Eh, s’è mis ‘a fa ‘o strunz – sbuffò l’animale – facev ‘e battutin, spustav c’a vocca. Ha ritt pur ca me vo vattere.

L’avvocato, sobbalzando sulla sedia – Un poliziotto ha detto che ti vuole picchiare? Stai scherzando?

Il legale accese il pc portatile che si trovava alla sua sinistra.

  • Ora lo denunciamo, ti faccio vedere che casino combino – e avviò il programma di videoscrittura. – Gli faccio revocare la delega d’indagine della Procura. Ma siamo impazziti?

  • Ma lass stà, avvocà. ‘E na cos ca me risolvo io. ‘A fatt ‘o show c’a vocca. Io faccio ‘o show c’a pistola. Stai senza penzier…

  • Io intanto inizio a scrivere, poi si vede… Spero che a molte delle domande che ti hanno fatto ti sia rifiutato di rispondere. Dovevi chiamarmi subito. Se non fosse stato per Christian, io… vabbè, lasciamo stare.

In altri tempi, il penalista non lo avrebbe degnato di riceverlo di persona, ‘o Bisonte; si sarebbe limitato a passare la pratica a uno dei suoi assistenti, magari uno un po’ più sveglio data la delicatezza dell’argomento, e se ne sarebbe lavato le mani.

La raccomandazione di prestare il massimo dell’attenzione a quella banda di scalmanati e a Christian in particolare era arrivata da Vincenzo ‘o piragna; suo storico (e munifico) cliente e papà di Elenuccia, la fidanzata del tatuato. E a don Vincenzo un «no» era difficile opporlo.

Il professionista fece un altro tiro di sigaretta e chiamò sull’interno la segretaria per farsi portare un bicchierino di cognac. E per confermare alcuni appuntamenti per i giorni successivi. Il dialogo col ritardato era snervante. Il penalista voleva distrarsi un attimo.

Il grassone rifiutò l’alcol ma tuffò la mano tozza nel porta bon-bon dove c’era un vasto assortimento di caramelle gommose alla frutta e cioccolattini. Ne tirò su – come una gru che solleva una zolla di terreno – una dozzina e altrettante caddero a terra e sulla scrivania. Le scartocciò e iniziò a masticare.

La bestia prese il cellulare dal taschino anteriore, in attesa che il penalista e la ragazza finissero di trafficare con la bottiglia; si collegò a Facebook e scrisse di getto, sul suo profilo, la frase «Meglio perdere la libertà che la dignità, sempre con onore e coragio. Un saluto ai leoni!». Poi, tutto soddisfatto, si mise ad aspettare l’arrivo dei like degli amici.

  • Ti stavo spiegando: non possono farti un interrogatorio senza avvocato, lo sai no? – Perna diede il primo sorso di cognac –. Lo sai no che forse sei indagato per omicidio? Ti hanno voluto incutere paura, ecco che cosa hanno voluto fare sperando che tu ti tradisca. Che inizi a fare errori.

Scrutò il Bisonte che, a malapena, lo ascoltava e gli consigliò.

  • A proposito, quel cellulare buttalo. Sarà di certo intercettato.

L’animale lo guardò stranito.

Chist è scem, ittà ‘o cellulare?

  • Anzi, non buttarlo hai ragione. Ci ho ripensato. Continua a utilizzarlo per chiamare e ricevere telefonate ma non dire nulla di compromettente. Comportati nella maniera più naturale possibile. Devi essere molto furbo, li devi ingannare. Sei in grado di farlo o è troppo complicato per te?

  • Avvocà, a me nun me ne fott proprio né dell’indagine né delle intercettazioni. Però, si vuò io ‘a prossima vòta ca rispondo ‘o telefono, ‘o saluto proprio ‘o maresciallo in linea. Ok?

L’ammasso di lardo rise e aggiunse.

  • E poi scusa: te chiammav primm pe te dicer che cosa, avvocà?

  • Era un tuo diritto chiedere l’assistenza di un legale. Mi chiamavi e io ti avrei raggiunto. Con me, non avrebbero fatto tanto gli scemi. Credimi.

  • Comunque, io song stato ‘o juoco. Non aggio detto niente di che, stai tranquillo. Nun song nu piscitiell ‘e cannuccia. Nujie simm ‘e colombian, avvocà. Nujie simm ‘o gas. Ma tu ci tieni presenti? A nuje nun ce ne fott proprio ‘e nient…

La segretaria si affacciò per sincerarsi che tutto andasse bene e per chiedere se l’avvocato gradisse altro. L’uomo le fece segno di no con la testa. Avrebbe voluto liberarsi della bestia, ma la rossa con le lentiggini non poteva farci nulla.

  • Vonn fa l’indagine? Nun c’è sta problem. Vonn mettere sott cuntrollo ‘e telefonate? Nun c’è sta problem n’ata vota – il Bisonte continuava a guardare le caramelle – Me vonn arrestà? Nun tengo niente a che veré. Me faccio chell ca m’aggia fa, in silenzio. E quando esco song ancora più cattiv ‘e primm. Po’ s’anna metter loro ‘a paura.

Il legale sprofondò nella poltrona e lanciò un’occhiata sconsolata al suo interlocutore, intento a succhiare una «Rossana». Proseguire con le buone, sarebbe stato inutile. Il penalista decise allora di cambiare tono e di alzare un po’ la voce.

  • Che significa che sei stato al gioco? Trent’anni di carcere sono un gioco, secondo te? Lo vuoi capire che se entri in galera non esci più?

  • Avvocà, ma nun ti incazzà pe niente! Qua stiamo tutti quanti sotto ‘o ciel. E poi aggio detto solo che tutti chilli muort accis probabilmente ‘e sta facenn qualcuno che ten l’abbonamento alle pompe funebri. Tutto qua. Pure loro si sono divertiti…

‘O Bisonte sghignazzò di nuovo. E diede un furtivo sguardo a Facebook per controllare il successo del suo post. Piovevano commenti su commenti di approvazione. Uno – da poco entrato nel «commando» – gli scrisse: «Il tempo mette ognuno al suo posto. Gli infami al cimitero e gli uomini sul trono». Un altro rincarò: «Tutti gli infami muoiono col loro stesso veleno». Sotto al post fioccavano foto di tigri e leoni e vipere. E immagini tratte dalla serie «Gomorra» e dal film «Il Camorrista».

La bestia aveva un suo pubblico.

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