stesa pistola

La sera dell’interrogatorio del Bisonte, il «commando» decise di dare una nuova dimostrazione di forza che, nelle intenzioni di Abdul e del Drogato, i due promotori, sarebbe servita pure a discolpare il loro complice dalle accuse di essere il killer della faida.

Vennero organizzate due «stese» che, partendo in contemporanea da Via San Nicola dei Caserti e da Via Pietro Colletta, le arterie che delimitano Forcella da nord, sarebbero poi confluite su piazza Calenda e infine su Via Maddalena. Laddove si diceva ci fosse il quartier generale di Mosé e dei Barbutos, mimetizzato tra palazzine popolari e terranei. Un campo minato da attraversare a tutta velocità, pistole in pugno, per dimostrare che loro, i «colombiani», non avevano paura di nessuno. Nemmeno della polizia. Tant’è che si era discusso pure della possibilità di costruire una bomba artigianale da posizionare davanti al commissariato «Decumani» per rendere ancora più evidente la sfida allo Stato. Abdul conosceva chi sarebbe stato in grado di confezionarla con poche centinaia di euro e mezza giornata di lavoro. «Dentro – aveva suggerito Capauciellomettimmec chiuov e bulloni e piezz ‘e vetro accussì quann scoppia succede Baghdad». Ma il tempo era limitato, e il progetto fu per il momento messo da parte.

Erano passate da poco le 23 quando i basolati sconnessi del Centro cominciarono a ballare sotto la pressione delle dodici moto. Il rombo di sentiva in lontananza. Davanti c’era Christian che sparava in aria e urlava i nomi dei nemici da abbattere. Allungava le finali sgolandosi.

  • Mosééé… Eneaaa… ascite for… zuzzus… v’aggia sparà ‘mmocc… Eneaaa…

I proiettili si conficcavano nelle saracinesche arrugginite dei negozi, nelle portiere delle auto in sosta, nei citofoni arrugginiti e sporchi degli stabili, nei portoni di legno. Saettavano nell’aria incuranti della loro destinazione finale.

Dietro il ragazzo tatuato c’erano undici moto che occupavano tutta la corsia ora stringendosi a fila indiana ora allargandosi ai lati a mo’ di freccia. Ogni «colombiano» aveva un compagno al volante. Capauciello s’era scelto Lelluccio; ‘o Drogato invece aveva un ragazzo del rione Traiano; Abdul un amico marocchino che faceva i «cavalli di ritorno» a Barra di nome Chadi. Solo Christian non aveva autista. Guidava alla men peggio con una mano e sparava con l’altra.

Sentendoli arrivare, una muta di cani randagi si dileguò sui marciapiedi. Ce n’erano di tutte le razze e di tutti i colori. Bianco, nero, maculato, marroncino. E di tutte le dimensioni. Piccolo, grande, medio. Gli animali si affannavano alla ricerca di un posto sicuro.

Il Drogato li vide.

Il Drogato ne puntò uno a caso.

Il Drogato rallentò per affiancarlo.

Il bastardo nero arrancava per raggiungere gli altri. Aveva il muso sporco e trascinava la zampa. La coda gli era stata mozzata in un combattimento.

Il Drogato rallentò ancora. Gli era proprio a fianco.

Il Drogato stese il braccio aggrappandosi al compagno per non cadere dalla sella e pam mandò la bestia nel paradiso di Snoopy.

C’erano tutti, compresi alcuni recenti «acquisti» appena usciti dal carcere minorile di Nisida. Tutti, tranne ‘o Bisonte rimasto nel solito bar su consiglio dell’avvocato Perna per farsi vedere dai testimoni e crearsi un alibi.

I mulinelli di vento attraversavano i vicoli sollevando sporcizia e paura. Ululavano come lupi alla luna piena, i «colombiani». Sfrecciavano e bucavano i palazzi scrostati e i balconi dove, secondo loro, si erano rintanati gli avversari. Sfrecciavano e sparavano senza preoccuparsi dei padri e delle madri e dei figli innocenti che correvano come criceti impazziti, nelle stanze che affacciavano sulla strada, per evitare di essere colpiti dai proiettili vaganti.

Sfrecciavano e sparavano senza preoccuparsi dei padri e delle madri e dei figli innocenti che si sdraiavano, mani sulla testa, come si fa in Iraq o in Siria sotto un bombardamento nemico, strisciando fino agli ambienti più protetti e lontani per scansare le pallottole di rimbalzo. Due volte le dodici moto fecero il giro del rione sperando che qualcuno dei nemici si facesse avanti. Intorno a mezzanotte, Christian diede il segnale di ritirarsi e il corteo si dissolse nell’oscurità come una manciata di sabbia buttata a mare. Lasciando sull’asfalto decine di bossoli e nei cuori degli abitanti un pozzo nero di disperazione.

stesa pistola

Solo quando tutto fu passato, iniziarono a riaprirsi tapparelle e finestre e portoni. E le auto – che parevano sonnecchiare accanto ai marciapiedi – si destarono e accesero i fari rimettendosi in moto piano piano. Dai cortiletti, da dietro gli angoli dei palazzi, dai garage, dai ricoveri improvvisati, dai nascondigli di fortuna sbucarono quelli che, prima della «stesa», stavano camminando, scherzando, litigando o amoreggiando.

‘O Bisonte andò a dormire quasi all’alba sognando di sgozzare Mosé e di buttarne il cadavere in una mangiatoia di maiali. Quand’era più piccolo, qualcuno gli aveva raccontato che i porci mangiano la carne umana in putrefazione. Pure lui, come Abdul, iniziava ad avere visioni indipendenti dalla sua volontà.

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