La mamma di Arturo, la professoressa Maria Luisa Iavarone

di Giancarlo Tommasone

Una sorta di loop, una sequenza che da più di sette mesi, ormai, si ripete e focalizza costantemente l’attenzione di media e opinione pubblica: è la storia di Arturo, il 17enne accoltellato durante una barbara aggressione avvenuta in Via Foria lo scorso 18 dicembre. «Una storia – che come dichiara a Stylo24, Maria Luisa Iavarone, la madre di Arturo – non riusciamo a metterci alle spalle».

un paio di sere fa due minorenni
sono stati fermati dalla polizia
dopo un inseguimento avvenuto nel cuore del centro storico partenopeo. Gli agenti, una volta riusciti a bloccare lo scooter
in sella al quale viaggiavano i ragazzini, sono riusciti a recuperare una pistola giocattolo, caricata a salve e camuffata
per farla sembrare vera

Il messaggio di Genny a Kekko su Facebook per invitarlo a resistere in carcere

Come ha riportato la Repubblica, questa mattina, uno dei due minorenni fermati in quell’occasione, è stato il 13enne sospettato di far parte del gruppo che ha aggredito Arturo. Ma non è imputabile, perché appunto ha meno di 14 anni, e quindi, per i fatti di Via Foria non è stato rinviato a giudizio. Come capitò già qualche mese fa, anche per l’episodio avvenuto nei giorni scorsi, il ragazzino è stato riaffidato ai genitori, stesso epilogo pure per il minorenne che era con lui. E’ importante fare una premessa: l’avvocato del giovanissimo in questione ha dichiarato più volte e continua a ribadire, come il suo assistito non si trovasse sulla scena del delitto, quel fatidico 18 dicembre.

Detto ciò, è invece inconfutabile che il 13enne provenga
da una famiglia con un pedigree criminale di livello

E’ legato da strettissimi rapporti di parentela a un boss di primo piano del Rione Sanità. E’ stato indicato come facente parte del gruppo di Via Foria da uno dei tre arrestati per i fatti del 18 dicembre. Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, non è escluso che il 13enne possa essere uno dei due minori che affondarono le lame nel corpo del povero Arturo.

Il 17enne Arturo mostra le ferite al collo durante la riabilitazione

Addirittura è probabile che si tratti di quello
che ha colpito lo studente 17enne alla gola

Ma il ragazzino ha meno di 14 anni e quindi non è imputabile. Lo abbiamo scritto prima. Sull’ennesimo episodio che riporta alla ribalta il caso del ferimento di Arturo, è intervenuta Maria Luisa Iavarone, madre del giovane aggredito: «Ancora una volta mi trovo di fronte a fatti che sono collegati a quelli del 18 dicembre scorso. Nell’ultimo periodo ho dovuto assistere prima a un minore che dopo la messa alla prova è tornato a delinquere (si riferisce a Genny P., coinvolto nel caso di Artuto, ndr), alla scarcerazione di uno degli imputati (quella del 15enne F. P. C. alias Kekko), poi all’episodio del video girato nella comunità (e postato su Instagram) che vede protagonista proprio il 15enne trasferito lì da Airola, infine a quanto avvenuto qualche sera fa. Un minorenne, sospettato di aver fatto parte del gruppo che ha accoltellato Arturo, insieme a un altro ragazzino, non si è fermato all’alt imposto dalla polizia; era in sella a uno scooter che non poteva guidare perché l’età non glielo consente, in più, i due erano in possesso di una pistola giocattolo. Che cosa dovevano farci? E ancora una volta, ennesima beffa, il 13enne è stato riaffidato ai genitori».

Un frame del video-beffa girato in comunità e che ha come protagonista il 15enne F. P. C.

Iavarone: l’esecuzione minorile penale non funziona

«La famiglia del 13enne dove era? Non doveva vegliare su di lui e farlo rigare dritto? Quando si renderanno conto che l’esecuzione minorile penale non funziona? – dichiara ancora Iavarone – Quanto accaduto è l’ennesima dimostrazione che se queste famiglie non vengono accompagnate, se lo Stato non se ne prende carico, da sole non ce la fanno. E i minori tornano a delinquere. L’attenzione dei genitori del 13enne, dopo i sospetti del suo coinvolgimento nel raid contro Arturo, avrebbe dovuto essere centuplicata, invece si è permesso ancora che questo ragazzino scorrazzasse in sella a uno scooter con una pistola giocattolo addosso, da utilizzare, ipotizzano gli investigatori, non certo per fare uno scherzo ai coetanei. E alla fine cosa si fa? Lo si riaffida di nuovo ai genitori. Che cosa dobbiamo aspettarci da lui la prossima volta?».

A processo, sono finiti tre ragazzi di età compresa tra 15 e 17 anni

«A questo punto, dopo quanto è capitato da quel 18 dicembre, non so più cosa ancora potrebbe accadere. E c’è di più, la vicenda di Arturo è singolarmente legata, dal destino, a quella di Gaetano. Nei giorni scorsi, uno dei presunti aggressori di Gaetano, insieme ad altri due ospiti della comunità in cui si trovano, l’hanno praticamente devastata. Cosa ci deve riservare ancora la storia di Arturo? Cosa mi devo aspettare da una vicenda che continua a riservare strascichi ed esiti? So soltanto che questa è una brutta storia, che vorremmo solo riuscire a buttarci alle spalle», conclude Maria Luisa Iavarone.