Guarda queste foto, Giulio Golia. Sono le immagini di Petru Birladeanu. Un suonatore di strada ucciso da una pallottola vagante, all’interno della stazione di Montesanto, il 26 maggio 2009. Al suo posto potevi esserci tu, potevo esserci io. Potevano esserci le persone che amiamo.

Nel tuo servizio sulla baby gang di Montesanto, hai detto che la nostra era una fake news mentre tu, vero giornalista d’inchiesta, avevi ribaltato la giusta dimensione delle cose. Ti do una notizia, Giulio: tra i bambini che hai intervistato c’è anche il figlio di uno dei killer di Petru. Non ne farò il nome, se vuoi te lo farai dare da chi ti ha fatto da gancio. È stato condannato a trent’anni di carcere. Ed è ritenuto vicino a un clan della camorra. Otto criminali iniziarono a sparare all’impazzata per strada. E colpirono il povero Petru.

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Il servizio delle Iene sulla baby gang di Montesanto

Invece di ridere coi bambini della Parrocchiella e coi loro genitori, nel corso del filmato, avresti potuto chiedere alla mamma (il papà non c’era, non ti sei chiesto perché?) com’è che permettesse a suo figlio di posare per una foto del genere, anche solo per scherzo, considerato quel che ha fatto il padre. Invece, hai voluto fare il controscoop.
Hai ancora voglia di ridere, Giulio?

Avresti potuto chiedere perché il cugino di uno dei bambini, fotografati con tirapugni, pistole a piombini, coltelli finti e mazze da baseball, fosse latitante in Spagna per aver sparato a un cingalese, qualche tempo fa. Com’è che in quella famiglia regolano tutto col piombo, eh Giulio? Era troppo complicato fare queste domande, forse. Hai preferito invece giustificare chi (e sono tanti, non solo i genitori) non vede nulla di male in quella foto che, per noi, è e continuerà a essere motivo di turbamento. Non per i bambini, come abbiamo spiegato ieri. Visto che avevamo concluso il nostro pezzo con queste parole: «Crediamo alla buona fede di anime innocenti. Sappiamo che sono bimbi e non hanno colpe, forse. Colpa sicuramente ce l’ha chi commenta la foto, sit ‘na latrina ‘e banda è scritto da una voce fuori dal coro, poiché la maggior parte inneggia alla baby gang di Piazzetta Parrocchiella Santa Maria Ognibene». Proviamo turbamento per quello che significa quell’immagine nei Quartieri Spagnoli, oggi. Tu però questo non l’hai capito.
Hai ancora voglia di ridere, Giulio?

La circolazione di queste moto sono vietate a Napoli, ma Golia lo sa?

Se avessi voluto davvero aiutare i bambini della Parrocchiella, avresti dovuto chiedere questo ai genitori invece di riprendere i ragazzini mentre si calano il cappuccio sul volto e sgommano su moto vietate, o mentre girano in tre sullo scooter. Vai a intervistare i parenti di Petru Birladeanu, Giulio. Noterai che avranno poco da ridere.
Un’altra cosa: avresti potuto domandare perché, a proposito di chi ha ucciso il povero Petru, sulle stesse bacheche su cui è stata pubblicata la foto della baby gang (sono i bambini a definirsi baby gang, non l’ha fatto mica Stylo24), qualcuno lo chiama «leggenda» e «leone». È difficile, eh Golia fare domande scomode? Hai capito ora com’è lavorare a Napoli e non negli studi di Mediaset?
Hai ancora voglia di ridere, Giulio?

Ps: non abbiamo ancora terminato, domani ti spiegheremo un altro po’ di cose, Giulio
sdm