giovedì, Settembre 29, 2022
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Tirelli (Lgr): trasparenza sui massoni inseriti negli Ordini professionali

L’avvocato fondatore e segretario del partito Libertà Giustizia Repubblica: le logge massoniche starebbero mettendo in atto una sorta di riedizione delle vecchie camere tecnico-professionali di epoca pre gelliana

L’avvocato Alexandro Maria Tirelli, fondatore e segretario del partito Libertà Giustizia Repubblica, torna su quelli che a suo dire, «sono i pericoli della massoneria, troppo presente nei gangli vitali delle istituzioni e degli Ordini professionali».

Da cosa deriva questo timore di presunta ‘infiltrazione’?
«Dai numeri allarmanti, principalmente. Sono circa 3.000, secondo anche una inchiesta de L’Espresso, gli affiliati ‘non identificabili’. Dopo il caso P2, i massoni promisero trasparenza. Invece regna l’opacità più assoluta, come dimostrano gli elenchi visionati dalla Commissione parlamentare sulle logge calabresi e siciliane. Nell’inchiesta in oggetto, effettuata per fare luce sui rapporti tra massoneria e crimine organizzato, gli ‘indiziati’ sono 2.993. Tanti gli affiliati alle logge che non è stato possibile identificare e ‘tracciare’. Per 36 anni i dirigenti delle varie obbedienze, hanno giurato di aver stroncato il fenomeno degli iniziati ‘sulla spada o sussurati all’orecchio’, vale a dire, della pratica tanto ricorrente, di occultare agli stessi fratelli, eccezion fatta per il Gran Maestro, l’identità di iscritti che dovevano rimanere solo volti anonimi, protetti dal cappuccio. Ma non è stato così».

Cosa sta accadendo tra le diverse logge?
«Io credo esista un reale obiettivo lobby. In Italia – non lo scopriamo certo, adesso – addirittura ci troviamo di fronte a una sorta di conflitto tra obbedienze di rito diverso. Stefano Bisi, Gran Maestro del Goi (Grande Oriente d’Italia), racconta di un vero e proprio divieto di frequentare associazioni con riti misti e persino, di severi provvedimenti disciplinari da attuare nei confronti di coloro ‘colpevoli’ di frequentare la cosiddetta massoneria irregolare. Detto ciò, è da tempo che con Lgr ci battiamo per aprire la discussione  su un tema che sta tornando di incredibile e preoccupante attualità».

Vale a dire?
«Ci sono elementi sufficienti per una serie di ipotesi, da tenere nella giusta considerazione. Le logge starebbero mettendo in atto una sorta di riedizione ‘perversa’ delle vecchie camere tecnico-professionali della massoneria di epoca pre gelliana, quando i fratelli si riunivano per categorie di appartenenza (medici, giornalisti, avvocati, ecc.), allo scopo di presentare proposte agli iniziati che sedevano in Parlamento, nonché ai vertici degli Ordini professionali, e degli Ordini di disciplina forense. Naturalmente, è innegabile che ci troviamo di fronte a un pericolo, rappresentato dal fatto che una consorteria privata intende assumere l’egemonia e il controllo di organi di rilevanza pubblica».

Quello che affronta, insieme al suo partito, è un tema scivoloso. Non ha un po’ di timore rispetto ai contenuti delle sue denunce?
«Ovviamente mi rendo conto che porre a conoscenza del grande pubblico tali tipi di meccanismi di infiltrazione e sollecitazione di organismi semi-segreti su organismi pubblici, quali gli Ordini professionali, possa essere molto pericoloso. I fratelli sono solidali tra loro e si compattano contro chi intenda scalfire il loro potere».

Il logo del partito Libertà Giustizia Repubblica

Soluzioni per combattere quello che definisce ‘pericolo’?
«In primis, ritengo che si debba ampliare la discussione sul tema. Poi c’è la necessità di imbastire e costituire nuove Commissioni parlamentari di inchiesta. E legiferare affinché si eviti la solidificazione di un blocco di potere occulto che orienti gli Ordini professionali in questa o in quell’altra direzione, in barba ad ogni meccanismo di formazione democratica dell’indirizzo del singolo Ordine. Inoltre, va considerato che i massoni si rifanno, nella partecipazione all’associazione, ai criteri di riservatezza e silenzio. Ma, va da sé, essere iscritti a una loggia non è proprio la stessa cosa che essere associati al circolo del tennis. Non bisogna dimenticare, inoltre, che personaggi estremamente notabili della massoneria occupano posti chiave dell’associazionismo professionale, in special modo negli organi di disciplina. Tale tipo di posizione ‘privilegiata’ favorisce la possibilità di attacco nei confronti di tutti coloro che, ad esempio rappresentino voci fuori dal coro, e che mettano eventualmente, in discussione, il potere e l’influenza massonica nelle istituzioni e negli organismi di rilevanza pubblica. E va pure detto, che la punizione massonica, molte volte, arriva in un clima di ‘opaca’ omertà, di apparente normalità e falsa quiete. I fratelli colpiscono duro, nel silenzio, con strategia».

Di fondo, quindi, lei combatte la massoneria in quanto fenomeno?
«Assolutamente, no. Non la combatto in generale, credo anzi che abbia giocato un ruolo importantissimo anche negli equilibri geopolitici, ma ritengo che la società e i cittadini debbano pretendere trasparenza sulla identità dei componenti, e sui fini dell’organizzazione. Non raramente si assiste allo strapotere e al predominio di mediocri massoni a danno di brillanti uomini comuni, nella politica, nell’impresa, nell’avvocatura e nell’esercizio delle professioni liberali».

Se non condanna la massoneria, in generale, quale aspetto legato alle logge ritiene, vada combattuto senza se e senza ma?
«Mi lascia in particolare, perplesso, la frequentazioni e la partecipazione alle logge di soggetti inseriti nella criminalità organizzata. La Commissione parlamentare antimafia ha presentato una relazione chiara e inequivocabile: in Calabria e in Sicilia, c’è un connesso a ’Ndrangheta o Cosa nostra, ogni due logge massoniche. Sono 193, infatti i fratelli collegati alle cosche. Il lavoro della Commissione presieduta da Rosy Bindi era stato definito come una sorta di commedia di Pulcinella: ma ora che l’indagine si è conclusa, e la riservatezza è stata rispettata – nel documento non è presente alcun nome – si scopre che più di qualche uomo d’onore ha frequentato i ‘templi’. Nella Gran loggia regolare d’Italia i sospetti sono 58, nella Gran loggia d’Italia sono 9, e nella Serenissima, quattro».

Lei e Lgr, vi battete dunque, per la trasparenza assoluta, nei rapporti tra massoneria e Ordini?
«Se la fratellanza implica l’obbedienza e il segreto della propria azione, e se si pensa che nella stessa stanza, magistrati, avvocati, medici, intellettuali, politici potrebbero, tra loro, chiudere un patto di assistenza solidale, tutti noi che non facciamo parte di questa consorteria, dobbiamo seriamente preoccuparci. E temere ripercussioni, nel caso in cui ci apprestassimo a cambiare lo stato delle cose (anche e soprattutto in politica), secondo un progetto non gradito a questa o a quella obbedienza».

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