Luisa Liguoro (presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Torre Annunziata)

Bagarre nell’ambiente forense di Torre Annunziata, 11 consiglieri contro la guida dell’Ordine e l’ufficio di Presidenza

Bagarre nell’ambiente forense oplontino: undici consiglieri su 21 chiedono le dimissioni del presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata, Luisa Liguoro, e quelle dell’ufficio di Presidenza. La risposta è netta: «Non ci lasciamo intimidire e restiamo saldi al nostro posto», è infatti la replica di Liguoro. È la sintesi dello strappo consumatosi all’interno del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, rinnovato dopo le elezioni dell’estate 2019 e ora, alla vigilia di importanti decisioni (tra queste l’approvazione del bilancio) alle prese con un delicato strappo tra i componenti. Tutto è partito dalla decisione di undici componenti del Consiglio di chiedere per iscritto le dimissioni dell’intero ufficio di presidenza. Inequivocabile la presa di posizione dell’attuale presidente dell’Ordine degli avvocati, affidato ad un comunicato stampa: «Nel pieno di una seconda ondata di Covid-19 – afferma Luisa Liguoro – con una classe di avvocati ripiegata su se stessa per le gravi problematiche da cui è afflitta, undici consiglieri hanno ritenuto di chiedere le mie dimissioni e quelle dell’ufficio di presidenza con accuse del tutto infondate e pretestuose». «Capisco – prosegue il presidente dell’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata – che viviamo uno dei periodi più singolari della nostra storia e che purtroppo questi episodi si ripetono un po’ ovunque sulla scorta di sterili e grigie ambizioni personali. Ma in questo caso, come a molti è già noto, la questione è ben diversa. Appare, infatti, quanto meno imbarazzante che la richiesta venga protocollata proprio in un momento finalizzato a fare chiarezza su delicate questioni interne all’ordine forense». «Il tempo – gli ultimi concetti espressi dall’avvocato Liguoro – come sempre ci racconterà la verità. Basterà avere pazienza. Noi ovviamente non ci lasciamo intimidire e restiamo saldi al nostro posto, nell’esclusiva interesse della classe».