La scorsa notte ignoti hanno lanciato oltre il muro di cinta del carcere di Avellino un pallone con 17 microcellulari

Ancora un tentativo, anche questa volta originalissimo, di introdurre cellulari in carcere: la scorsa notte, ad Avellino, ignoti hanno lanciato oltre il muro di cinta della casa circondariale un pallone contenente ben 17 microcellulari. A rendere noto il ritrovamento sono i sindacalisti Ciro Auricchio (Uspp) e Aldo Di Giacomo (Spp). “Complimenti alla polizia penitenziaria di Avellino – commentano il segretario regionale Ciro Auricchio e il presidente Moretti Giuseppe, dell’Uspp – per la brillante operazione. Si avverte sempre maggiormente la necessità di dotare la polizia penitenziaria di strumenti tecnologicamente avanzati con la relativa schermata degli istituti penitenziari per contrastare questo fenomeno dell’ingresso in carcere di materiale proibito tra cui anche droga e telefonini. Grazie all’impegno profuso dalla polizia penitenziaria – aggiungono – impegnata in turni massacranti e dotata di scarse risorse, si riesce comunque ad arginare i tentativi fraudolenti di introduzione di droga e telefonini, evitando così gravi ripercussioni sul profilo dell’ordine e della sicurezza”.

Il silenzio dello Stato

Per il segretario Generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria (Spp), Aldo Di Giacomo, “la risposta che ci aspettavamo dallo Stato non è arrivata: infatti l’Alta Sicurezza è rimasta nel regime di celle aperte, vietato espressamente sia dalla legge e sia dalle disposizioni del D.A.P. Già nei mesi scorsi la Sezione Alta Sicurezza del carcere di Avellino è passata alla ribalta nazionale per le immagini riprese e poi postate sui social dai detenuti. E’ di oggi la notizia che il Ministro della Giustizia introdurrà una norma che prevede la possibilità per i detenuti 41bis e gli Alta Sicurezza di usufruire di permessi premio e di ulteriori premialità anche in assenza di collaborazione da parte dei capi clan. Questo in sfregio delle vittime, dei familiari delle vittime e di tutte quelle persone che hanno collaborato per l’arresto di questi delinquenti”. “Impressiona l’incapacità di questo governo di contrattare le mafie la mancanza di rispetto nei confronti di quei poliziotti, magistrati e giornalisti che hanno dato la loro vita per combatterlo”, conclude Di Giacomo.

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