Alagie Touray, il 21enne gambiano arrestato a Napoli per terrorismo

Alagie Touray, il richiedente asilo fermato dalla procura di Napoli con l’accusa di terrorismo, ha parlato spontaneamente agli inquirenti della richiesta di compiere un attentato lanciandosi con un’auto sulla folla.

Al momento del fermo, infatti, nessun elemento faceva pensare che Touray fosse coinvolto in un progetto del genere: il gambiano era finito sotto osservazione a causa del suo giuramento di fedeltà al Califfo Al Baghdadi e di altri elementi che indicavano una sua radicalizzazione.

Durante l’interrogatorio, Touray – le cui dichiarazioni sono apparse a tratti contraddittorie e confuse – ha prima sostenuto di aver girato “per gioco” il video del giuramento, poi ha raccontato della richiesta di compiere un attentato lanciandosi sulla folla con un’auto, richiesta che gli sarebbe arrivata via Telegram da un connazionale: il giovane ha aggiunto che gli sarebbero stati promessi dei soldi in cambio di questo gesto, ma che lui non aveva mai avuto intenzione di attuarlo. Non sarebbe mai stato precisato dove e quando compiere l’ipotetico attentato.

Il capo dell’Isis al Baghdadi

E’ partita da una segnalazione dell’intelligence spagnola l’indagine della procura di Napoli che ha portato al fermo, con l’accusa di terrorismo, del giovane. Le autorità di Madrid avevano scoperto su Telegram il video del giuramento di fedeltà al Califfo girato da Touray. Il presunto è stato catturato venerdì scorso, giorno della preghiera islamica, all’uscita della moschea di Licola, in provincia di Napoli.

Dal suo telefonino aveva cancellato
il video, che però è stato recuperato
dagli esperti informatici.

Il 24 aprile il gip ha convalidato il fermo ed emesso a suo carico una ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di partecipazione a una associazione terroristica denominata «Islamic State» o «Daesh».

La bandiera dell’Isis

Alagie Touray risiedeva in un centro per l’accoglienza dei migranti a Licola, sul litorale flegreo. Era titolare di un foglio di soggiorno provvisorio, in attesa che venisse esaminata la sua richiesta di asilo politico.

Il giovane era sbarcato un anno fa a Messina
con altri 638 migranti, 209 dei quali venivano dal Gambia ed erano partiti dalla Libia. E ai confratelli
islamici chiedeva di pregare per lui.

“Sono in missione”, scriveva su Telegram. E nel video annunciava: “Giuro di prestare fedeltà al Califfo dei musulmani Abu Bakr Al Quaraishi Al Baghdadi, nei momenti difficili e facili, nel mese di Rajab giorno 2 e Allah è testimone di quello che dico”.