di Giancarlo Tommasone

Un passato nel Ros di Mario Mori durante la stagione delle stragi e della primavera di Palermo, militare tuttora in servizio nell’Arma, laureato in Giurisprudenza e specializzato in Criminologia forense. Ma Vincenzo Zurlo è anche autore di «Oltre la trattativa» (Iuppiter Edizioni, prefazione del direttore di Panorama, Giorgio Mulè) un libro che affronta una delle fasi più delicate vissute dall’Italia negli ultimi trent’anni. «Stylo24» lo ha raggiunto e intervistato per dare spazio a una voce che risulta essere prima di tutto, fuori dal coro.

Partiamo dall’obiettivo che si pone il suo volume. Ci troviamo di fronte alla volontà di battere una pista diversa da quella preferenziale e privilegiata, che vuole l’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia per la cessazione delle stragi?

«Tutto nasce da un lungo lavoro di investigazione e raccolta durante la fase dibattimentale nelle diverse aree in cui si sono svolti quei tragici fatti, vale a dire soprattutto Palermo e Firenze. E la trattativa non emerge da alcuna sentenza. Se poi vogliamo continuare a scambiare la verità processuale con quella espressa di volta in volta dall’intellettuale di turno, da chi fa gossip giudiziario e dai professionisti dell’Antimafia, allora possiamo dire che esiste una trattativa, ma viene alimentata spesso dal nulla ed è di natura prettamente mediatica».

L'arresto di Totò Riina sotto la foto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa
L’arresto di Totò Riina sotto la foto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Se Falcone e Borsellino non sono stati uccisi per le indagini sulle commistioni tra Stato e mafia, allora perché sono stati scelti come obiettivo da far saltare?

«Facciamo un passo indietro e torniamo al 1991, un anno prima delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. C’è un filone di inchiesta molto produttivo su mafia e appalti. Un’indagine portata avanti prima da Giovanni Falcone e poi, dopo la sua morte, da Paolo Borsellino. Voglio sottolineare che la Tangentopoli in Sicilia non c’è stata. E poi c’è un altro particolare da far emergere come si deve. Borsellino decide di portare avanti l’inchiesta di Falcone perché si accorge che quest’ultimo aveva raccolto voluminosi appunti riguardanti Cosa nostra e appalti. Siccome il giudice ucciso a Capaci prendeva appunti solo per cose di primaria importanza, Borsellino decise di continuare su quella strada».

Il pentito di Cosa nostra, Giovanni Brusca
Il pentito di Cosa nostra, Giovanni Brusca

Cosa accadde?

«Per l’inchiesta su mafia e appalti si propose l’archiviazione a distanza di poche ore dalla strage di via D’Amelio. L’archiviazione fu formalizzata invece in un sonnolento e anonimo 14 agosto del 1992. A meno di un mese dalla morte di Borsellino. D’altronde lo stesso Giovanni Brusca dirà: “Borsellino è morto per gli appalti”. Non lo riferisce l’ultimo picciotto della mafia, ma Brusca; stiamo parlando di quello che ha premuto il tasto del radiocomando per la strage di Capaci, uno che aveva rapporti strettissimi con Totò Riina».

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Parliamo di altre presunte trattative, quelle tra Stato, Br e Cutolo per la liberazione di Ciro Cirillo; quella tra mala della Magliana, Nco e Stato per rintracciare Aldo Moro e infine quella tra servizi segreti e Casalesi per la questione dei rifiuti nel 2008. E’ possibile che ci siano state?

«E’ fondamentale per i primi due casi evidenziare che all’epoca era in vigore ancora il vecchio codice di procedura penale. Bisogna però scindere anche il concetto di contatto da quello di trattativa. Una cosa è che durante le indagini, si avvicini un appartenente alla criminalità che possa portare al salvataggio di un ostaggio; altra cosa invece è trattare direttamente con la camorra con il più classico del “do ut des”. Comunque propenderei per l’inesistenza di una trattativa in entrambi i casi. Riferendomi poi alla presunta vicenda dei Casalesi del 2008, credo che non sia avvenuta trattativa, anche perché il clan non avrebbe potuto avere niente di sostanzioso in cambio».

Che cosa indica per lei il termine trattativa?

«E’ un termine ormai svuotato del suo significante. Un modo per dire che non c’è stato nulla».