di Giancarlo Tommasone

Decide di dire la sua verità Alfredo Pietroluongo – responsabile del Pronto Soccorso del Loreto Mare – e lo fa attraverso una lettera che Stylo24.it pubblica in esclusiva. Uno scritto per fare chiarezza e per spiegare una volta per tutte, il contenuto e l’intenzione di un’altra missiva, quella che lo stesso medico aveva indirizzato la mattina del 17 agosto scorso al direttore sanitario del nosocomio di via Amerigo Vespucci. Uno scritto, quello che proponiamo, che detta una lettura nuova e per certi versi opposta riguardo alla morte di Antonio Scafuri, il 23enne deceduto in seguito alle ferite riportate durante un incidente stradale avvenuto ad Ercolano.

L'ospedale Loreto Mare di Napoli
L’ospedale Loreto Mare di Napoli

Pietroluongo infatti, nero su bianco e durante l’intervista rilasciata, esprime alcuni concetti fondamentali: “Scafuri è deceduto poiché le sue condizioni erano gravissime; la morte non ha niente a che fare con i ritardi che si sono comunque registrati (il giovane è deceduto per arresto cardiaco); la lettera interna indirizzata al direttore sanitario è stata consegnata e protocollata alle 9 del mattino, ore prima che il giovane si spegnesse (è morto nel pomeriggio)”. Tutto ciò cozza con quanto è stato diffuso finora dai media, proprio in base alla lettera del 17 agosto, quella indirizzata al direttore sanitario del Loreto Mare (quindi una nota interna). Lettera che è stata poi fotografata non si sa da chi e subito diffusa su Facebook. “Non una denuncia rivolta contro il personale, così come è stata spacciata, ma la richiesta per una riunione interna per migliorare il servizio rivolto agli utenti”, afferma Pietroluongo.

La giovane vittima, Antonio Scafuri
La giovane vittima, Antonio Scafuri

“Non so in che modo quella lettera sia stata prima fotografata, diffusa su Facebook e data in pasto all’opinione pubblica nazionale”, dichiara ancora e fa comprendere che tale iter “montato ad arte” (non sa spiegarsi il motivo), avrebbe provato a sovvertire molto della realtà dei fatti. La parte sostanziale, addirittura la causa della morte di Scafuri. Nel corso dell’intervista Pietroluongo sottolinea la questione della “mancata presenza di un anestesista a bordo dell’ambulanza durante il trasporto del giovane presso un’altra struttura sanitaria, per essere sottoposto ad angiotac”. Elemento quest’ultimo di cui Pietroluongo evidenzia la gravità. “Come sono gravi alcuni comportamenti registrati da parte del personale medico ed infermieristico durante l’excursus del giovane; per tale motivo ho scritto al dirigente sanitario, ma voglio sottolineare che quanto accaduto – sia i ritardi che i suddetti comportamenti – non hanno influito sulla sopravvenuta morte del ragazzo”. Naturalmente queste sono le sue parole.

Le stesse, nella sostanza, che Pietroluongo avrebbe riferito in Procura ieri pomeriggio, ascoltato dal magistrato proprio in base alla lettera protocollata il 17 agosto, e in seguito all’apertura di un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo per il decesso del 23enne.

Di contro ci sono le parole del padre di Antonio, Raffaele Scafuri, che chiede giustizia per la morte del figlio. Sempre nella giornata di ieri, presso l’ospedale Loreto Mare si è riunita la commissione di inchiesta interna, nel frattempo il ministro Lorenzin aveva già disposto la visita di ispettori per far luce su quanto accaduto tra il 16 e il 17 agosto scorsi. Molto per ricostruire con precisione la dinamica e le cause del decesso verrà dai risultati dell’esame autoptico disposto sul corpo del 23enne.

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Di seguito riportiamo la lettera inviataci da Alfredo Pietroluongo

RAGAZZO DI 23 ANNI VITTIMA DI UN GRAVISSIMO INCIDENTE MOTOCICLISTICO
Titoli come questi sono purtroppo tanto frequenti da non fare più notizia

Una di queste volte, accade, come è effettivamente accaduto, che il responsabile del Pronto Soccorso è presente, sebbene non coinvolto nella gestione del caso squisitamente chirurgico e del rianimatore, registra una serie di indecisioni e ritardi nel portare avanti delle scelte, che sebbene ininfluenti sul drammatico esito che purtroppo è avvenuto a distanza di circa 14 ore dagli eventi riferiti, decide di attivarsi per evitare che si possano verificare di nuovo.
Scrive alle 5 del mattino al direttore sanitario riportando i fatti, i ritardi, le difficoltà di comunicazione tra differenti gruppi di lavoro chiedendo che se dall’analisi dei fatti dovessero emergere dei comportamenti irregolari da parte di medici ed infermieri di sanzionarli severamente in modo che non si possano più ripetere. La lettera viene consegnata alle 9 in Direzione Sanitaria.
La stessa lettera viene fotografata e pubblicata su Facebook con il titolo che il primario del P.S. denuncia carenze e ritardi nell’Assistenza che hanno ucciso un ragazzo giunto in P.S. dopo un incidente sul motorino. E da qui stampa, interventi politici, radio, televisione, procura della Repubblica, Lorenzin, una caccia alle streghe su di un fuoco di paglia.
Rimane il fatto che il povero e sfortunato ragazzo muore 18 ore dopo un bruttissimo incidente con il motorino nonostante lunghe ore di assistenza in rianimazione per l’impossibilità all’intervento chirurgico e dopo aver eseguito tutte le indagini richieste dal caso.
Il Direttore Generale dell’ASL, ha già attivato dei provvedimenti ispettivi per stroncare ogni tipo di ritardo nei percorsi assistenziali di urgenza.
Per favore, chiediamo ai non addetti ai lavori di non creare allarmismi e disinformazione.
Grazie di cuore alle centinaia di attestazioni di solidarietà per il costante e vigile controllo sulla tutela della salute degli utenti che non verrà mai a mancare.

Dott. Alfredo Pietroluongo

La lettera del dirigente del pronto soccorso Alfredo Pietroluongo - stylo24
La lettera del dirigente del pronto soccorso Alfredo Pietroluongo – stylo24