La querela per diffamazione era partita dopo alcune puntate, andate in onda nel marzo 2011, di Pomeriggio 5 condotto da Barbara D’Urso. Tra Lele Mora e l’ex tronista Giovanni Conversano, in quei giorni erano volate offese e accuse reciproche.

Conversano aveva inseguito querelato Mora e altri due personaggi, chiamati come “opinionisti”, Claudio Napoli e Ciro Petrone. Tre sono però stati assolti dalla Cassazione, che nelle motivazioni spiega:

“Le dichiarazioni sono state rese in un programma finalizzato a raggiungere il pubblico televisivo interessato solo alle notizie, alla curiosita’ e al ‘gossip’ su personaggi gravitanti nel mondo dello spettacolo”, “alcune reti televisive si sono uniformate” alla scelta di un settore della stampa “di soddisfare le ‘passioni’ del pubblico per il cosiddetto malcostume scandalistico e, piu’ in generale, per il pettegolezzo”: “la via tracciata da tale tipo di ‘informazione’ e’ strettamente legato allo share” e in tale contesto devono essere rivisti i “parametri” tradizionali “del diritto di critica o di cronaca”, riguardo al concetto di “continenza”.

La Cassazione, sottolinea, che occorre verificare se i toni “aspri, forti e sferzanti” siano stati anche “meramente gratuiti”. In questo caso, il querelante “ha consapevolmente deciso di partecipare di partecipare a un dibattito dedicato al ‘gossip’ e di esporsi ai pericoli di un contesto dialettico su tematiche invadenti” della propria sfera personale e a “giudizi” ed “epiteti”.