Federica Giordani ha 36 anni, è una giornalista, videomaker e fotografa di food di Milano. Nel 2013 fonda vegolosi.it, che con il suo milione di utenti al mese è il primo magazine online che si occupa di alimentazione e informazione sulla cultura 100% vegetale. Ma Federica ha anche creato ‘La stanza di Sherlock’, sito dedicato al giallo classico con interviste, recensioni, podcast e consigli di lettura e acquisto. Una community, che si avvale anche di una pagina Facebook, piena di persone che amano leggere e indagare, “viaggiando fra strade bagnate di pioggia, nebbie, lampioni a gas, biglietti misteriosi, detective di vecchio stampo e misteri da risolvere”. Stylo24 ha avuto modo di parlare con lei.

La libreria della Stanza di Sherlock

Com’è nata l’idea di una pagina dedicata a Sherlock Holmes?

«L’idea nasce dalla mia passione, da pura fan, riguardo questo personaggio. L’ho scoperto tardi, circa 3 anni fa, grazie ai bellissimi film in bianco e nero con protagonisti Basil Rathbone e Nigel Bruce. Da lì la mia curiosità mi ha spinta a rileggere i libri di Arthur Conan Doyle (che avevo affrontato da ragazzina) e a scoprire un amore folle per questo personaggio. Da lì, ho scoperto anche il collezionismo di libri antichi e non, dedicati a Sherlock. Il miglior pezzo che possiedo, grazie ad un altro collezionista vero, Gabriele Mazzoni, è la prima edizione del 1902 del Mastino dei Baskerville.
Sherlock Holmes è stato poi il veicolo per imparare ad amare il giallo classico, tipologia di libri di cui si occupa prevalentemente la pagina, scoprendo autori che non conoscevo come Jacques Futrelle, Austin Freeman, Earl Derr Biggers, Mary Roberts Rinehart e molti altri».

 

Perché Sherlock Holmes ancora oggi attrae così tanto il pubblico di lettori di gialli?

«Ti do la mia opinione, influenzata dalle centinaia di teorie che si sviluppano attorno a questa domanda. Il personaggio è straordinariamente iconico: rappresenta la voglia di giustizia, l’intelligenza al servizio del bene ma con due caratteristiche che lo rendono unico. La prima è il lato dandy e umano di Sherlock, che non è affatto un super eroe (anche se Stephen Fry, attore eccellente e amante del personaggio di Doyle, sostiene in parte giustamente, che sia stato uno dei primi eroi in salsa “Marvel”, con i travestimenti e qualche super potere della mente) ma possiede una fragilità che lo rende affascinante e sempre difficile da leggere come essere umano. Inoltre come donna, non puoi non esserne follemente innamorata.
La seconda è la capacità incredibile che Doyle, come segnala anche P.D James, ha avuto nel descrivere le atmosfere londinesi di fine Ottocento e che rendono le storie assolutamente perfette. Non esisterebbe Sherlock senza quella Londra, né viceversa, a mio avviso.
Doyle ebbe anche fortuna: si trovò nel momento giusto, con la storia giusta e con la molla giusta per creare un personaggio che arrivava sulla scia dei racconti di Poe e in una Londra vittoriana che cercava ordine contro il caos e che iniziava sempre più ad amare le storie del crimine e l’evasione, paradossale, che queste ultime regalano al lettore.
Sherlock non muore, anche se Doyle avrebbe tanto voluto che accadesse, perché è un’icona che ha saputo anche vestire altri panni, più o meno moderni, anche se io non posso pensare a Sherlock che sale su un areo: per me lui sarà sempre quello delle illustrazioni di Sydney Paget o il pazzo delizioso e insopportabile interpretato da Jeremy Brett».

La copia del 1902, prima edizione, del Mastino dei Baskerville

La pagina è molto attiva, quanti amanti di Sherlock Holmes ci lavorano?

«Questa è una bella domanda perché… ci sono solo io. Da poco ho aperto una sezione del sito, ‘La stanza di Sherlock’ al quale fa riferimento la pagina, dedicata alle recensioni e ai contributi degli “ospiti” della stanza stessa. Chi vuole può inviare la sua recensione e condividerla con tanti altri appassionati. Il mio è puro divertimento e svago: mi piace raccontare le mie passioni scrivendo articoli, facendo interviste. La migliore e più emozionante al momento è quella, in esclusiva per l’Italia, che mi ha concesso Loren D. Estleman, autore fra i più celebrati e amati di apocrifi sherlockiani».

Oltre al Maestro Arthur Conan Doyle, ci sono altri autori di gialli/polizieschi che apprezzate?

«Molti, ma credo che le due più grandi sorprese degli ultimi mesi per me siano stati Futrelle, e Mary Roberts Rinehart. Il primo, dalla storia breve perché morto sul Titanic a 36 anni, ha uno stile così ironico e un’immaginazione così deliziosa che mi ha lasciata davvero a bocca aperta. Il suo migliore racconto è “Il problema della cella n.13” nel quale fa la sua comparsa un detective speciale, Augustus Van Dusen. Non vi dico altro, va solo letto: è eccellente.
La Rinehart è stata una donna eccezionale: una delle prime giornaliste inviate di guerra, ha creato gialli nei quali sono i personaggi e le loro vite il vero punto importante; ti affezioni a loro e quasi, alla fine, del giallo ti interessa meno; consiglio non un libro ma un articolo di questa scrittrice: “Write is working”, una riflessione bellissima e moderna, anche se del 1939, sul ruolo della donna come scrittrice».

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Oggi l’editoria vive un momento di crisi, si può superare con iniziative come le vostre? Una passione letteraria può diventare un lavoro?

«La stanza di Sherlock non deve essere un lavoro, o almeno per ora non lo è, io lavoro già in una redazione: ho fondato e dirigo dal 2013 Vegolosi.it che è il primo magazine online d’Italia ad occuparsi di informazione e ricette dedicate al 100% vegetale. Faccio la giornalista da quando ho 20 anni e ora ne ho 36, è normale che qualsiasi passione forte io abbia, la riversi e la racconti nel modo che conosco: scrivendone.
Che i social e iniziative dedicate alla letteratura possano smuovere l’interesse per la lettura di molti e quindi mettere in moto anche l’editoria, è una certezza. L’editoria è in crisi dagli anni ’90, non possiamo più chiamarla “crisi”, è troppo lunga. Siamo solo nel mezzo di tante rivoluzioni. Internet ha cambiato tutto, in alcuni casi in bene, altri in male. Ma la sfida vera è trovare nuovi modi per creare business attorno all’editoria. Il pubblico ora è pronto a spendere per contenuti di qualità e che incontrino i suoi interessi, ma i giornalisti (e i lavoratori dell’editoria in generale) devono darsi una mossa e trovare nuove chiavi e, soprattutto a mio avviso, non avere paura di fare fatica: on line è tutto più faticoso perché la concorrenza è spietata, ma, a volte, se sei davvero bravo, le cose girano. Tu, però, non devi mai sederti, e continuare a “usare il cervello, per che cos’altro vale la pena vivere?” come dice Sherlock».