Ai colleghi dell’Ansa Renzo Arbore ha ricordato l’amicizia speciale che lo legava allo scrittore napoletano De Crescenzo, deceduto a 90anni per una grave malattia: “La nostra e’ stata un’amicizia straordinaria. Nata piu’ di 40 anni fa. A legarci era l’amore per Napoli”.

I due per diversi anni hanno lavorato assieme, facendo la storia del nostro paese con programmi televisivi di grande successo come lo erano Quelli della notte o Tagli, ritagli e frattaglie.

“Gli anni settanta sono stati meravigliosi, il nostro era un gruppo di amici tutti napoletani. Quella era una Napoli migliore, e Luciano era il capo di questa città meravigliosa, di cui noi conoscevamo la cultura antica, ma anche i suoi difetti”, racconta ancora Arbore.

“De Crescenzo era l’intellettuale, anche se veniva da studi di ingegneria elettronica, una facolta’ irraggiungibile. Il primo ricordo che ho e’ lui che discute con computer, in tempi in cui nessuno ancora sapeva bene cosa fosse un computer”.

E legarli anche una curiosa storia all’inizio del loro rapporto, quando i due condividevano la stessa fidanzata, tra Sorrento e Napoli. “Era vero, era la sua storia preferita – e il sorriso della nostalgia corre sulle onde elettromagnetiche della linea telefonica -. I suoi racconti, le sue storie erano cio’ che apprezzavo di lui. Fu il suo essere affabulatore a spingermi a segnalarlo a Maurizio Costanzo”.

“Luciano ha vissuto tante vite – continua Arbore -. Prima del successo, era stato campione di motonautica, poi cronometrista. Era diventato ingegnere, prima di scegliere la strada della scrittura. Ha venduto 25 milioni di copie, e’ stato tradotto in 42 Paesi e alcuni suoi testi sono studiati nelle scuole straniere. Era un divulgatore straordinario, condiva la filosofia con il sorriso. E con parole che tutti potevano comprendere. Il sorriso e’ la cosa piu’ difficile da contrabbandare, perche’ vieni subito sottovalutato come intellettuale e diventa umorista”.

Nel 1980 c’è stato poi i debutto al cinema di De Crecenzo, come attore nel Pap’occhio, e qualche anno dopo fu protagonista anche in “FF.SS. cioe’ …che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi piu’ bene?”, entrambi diretti da Arbore.

“Fu il periodo piu’ straordinario della nostra vita. Lui era la napoletanità per bene, quella ottima, quella signora, quella della cultura. Quella che oggi si sta rivalutando. La Napoli bella, solare, elegante. La Napoli che e’ rinata anche grazie a lui”.

“L’ultima volta – termina Arbore – siamo andati a trovarlo a casa con Marisa Laurito: ci ha firmato il suo ultimo libro. Come faceva di solito, ‘al primo’, perche’ ero il primo amico cui lo dava. Negli ultimi giorni in ospedale, invece, mi faceva ascoltare le canzoni napoletane della sua gioventu’, quelle piu’ belle”.