di Francesco Vitale

In caso di atti illegittimi all’indirizzo del contribuente, l’amministrazione finanziaria è tenuta a risarcirlo. Oltre a ciò, se il funzionario dell’Agenzia delle Entrate insiste (con colpa grave) in una pretesa erariale non giustificata, potrebbe dare conto alla magistratura contabile.

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Detto in parole semplici:
il contribuente
ha i mezzi per denunciare
e per essere risarcito,
chiedendo l’intervento
della Corte dei Conti contro il Fisco

La sede dell’Agenzia delle Entrate a Napoli

Sono le regole da non perdere di vista e che sono messe a disposizione del contribuente. Sempre che quest’ultimo sia in grado di dimostrare di essere stato oggetto ingiustamente dell’azione dell’amministrazione finanziaria, e non si ritenga esaustivamente risarcito nell’ambito del contenzioso intrapreso per quanto subìto. Capita sempre più spesso che il contribuente debba intraprendere un contenzioso tributario per veder rispettate le proprie ragioni e difendersi da attacchi ingiustificati (illegittimi) da parte del Fisco.

Contenziosi che si risolvono (nella stragrande maggioranza dei casi) nell’accoglimento delle richieste del contribuente e con l’annullamento delle pretese dell’amministrazione finanziaria

Chi vince il contenzioso, quasi sempre «dimentica» che può essere risarcito anche per gli oneri (di natura economica) a cui è stato sottoposto per intraprendere il procedimento. Lo farebbe soprattutto – come sottolinea Il Sole 24 Ore, che per primo ha evidenziato la circostanza – per paura di incappare in successivi controlli da parte del Fisco, ma in questo modo rafforza (in maniera del tutto inconsapevole) la posizione di quei funzionari che non hanno agito in maniera diligente. Questi ultimi maturano la «certezza» di poter essere censurati, nei loro comportamenti per niente diligenti,  solo dal giudice tributario.

I mezzi a disposizione del contribuente

In realtà non è così. Quando si verifichino casi considerati particolarmente gravi, oltre all’appellarsi alla sentenza che ha condannato l’ufficio al pagamento delle spese in misura inferiore al previsto, c’è la possibilità di intraprendere un’azione risarcitoria nei confronti di chi abbia cagionato il danno (la norma di riferimento è l’articolo 2.043 del Codice civile). Nei fatti si tratta di una denuncia alla Corte dei Conti.

Agenzia delle Entrate e le regole della Pa

La Suprema Corte ribadisce attraverso alcune sentenze che in caso di errore nella pretesa dell’amministrazione, è obbligatorio lo sgravio in via di autotutela. Anche l’Agenzia delle Entrate, infatti, come le altre branche della pubblica amministrazione, è sottoposta alle regole di diligenza, imparzialità e correttezza. Per quanto riguarda infine l’annullamento dell’atto, esso deve avvenire nei tempi che i giudici indicano come «costituzionalmente congrui».

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