Nuove modalità per chi agisce con la truffa dello specchietto (foto di repertorio)

Si apposta con una Punto sul raccordo che porta alla Tangenziale prima dello svincolo per il Centro direzionale, e prova a mettere a segno il raggiro dello specchietto

Un sasso lanciato contro la carrozzeria di un’auto in transito, per mettere in scena la più classica delle truffe. L’ignaro automobilista che si ferma credendo di aver danneggiato l’altra macchina, e si trova a dover far fronte alla richiesta di un centinaio di euro per la riparazione di uno specchietto. E’ un raggiro che va avanti da anni anche sulle strade di Napoli e provincia, truffa la cui dinamica – stando alle testimonianze di vittime e potenziali vittime – si sarebbe sempre più affinata, per far cadere più facilmente, nel tranello, gli automobilisti.

Come convincerli a fermarsi? Magari rassicurandoli, con l’immagine della «famigliola felice», con la presenza a bordo anche di un bambino. E’ così che agirebbe una banda di truffatori formata da papà, mamma e da un bimbo dall’età approssimativa di 4 o 5 anni (complice ignaro e vittima dei genitori, ndr), che opera a bordo di una Fiat Punto grigia. L’ultima segnalazione in ordine di tempo, arriva da una professionista, che vive nella zona collinare di Napoli: è accaduto lo scorso sabato, intorno alle 20.

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«Mi trovavo sulla superstrada che porta a Corso Malta, nei pressi dello svincolo per il Centro direzionale. Non appena ho superato una macchina, ho  sentito come se la mia auto fosse stata colpita da un sassolino. Il conducente che avevo appena superato – con a bordo quella che immagino fosse sua moglie, che seduta accanto al lato guida, aveva in braccio un bimbo piccolo -, mi ha superato a sua volta, e, dopo aver messo la freccia, mi ha fatto segno di accostare». A questo punto, la potenziale vittima racconta di aver agito d’istinto: «Ho avuto molta paura, ma ho pensato bene, temendo di poter cadere vittima di una truffa o peggio, di una rapina, fosse il caso di accelerare e di allontanarmi il più possibile».

Naturalmente la famigliola, viste scoperte le proprie intenzioni, ha preferito non rischiare, lasciando perdere la preda, e magari provando con un altro obiettivo. La testimonianza appena riportata è praticamente sovrapponibile ad altre segnalazioni (inviate anche alle forze dell’ordine) che sono arrivate sempre dalla stessa zona, dove agirebbe, appunto, la famiglia di truffatori.

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