Il Tribunale di Napoli smantella le accuse dopo quattordici anni di udienze
La terza sezione penale del Tribunale di Napoli ha pronunciato una sentenza storica. I giudici hanno decretato l’assoluzione per l’inchiesta sull’Agenzia delle Entrate, scagionando completamente tutti i soggetti coinvolti. Il verdetto cancella le pesanti ipotesi accusatorie formulate inizialmente dalla Procura partenopea. Infatti, i magistrati hanno stabilito che il fatto non sussiste. Crolla così l’impianto investigativo che ipotizzava presunti condizionamenti nella definizione delle cartelle esattoriali. Molti indagati hanno vissuto un lunghissimo calvario giudiziario prima di vedere riconosciuta la propria totale estraneità.
A scriverne è Leandro Del Gaudio sul quotidiano “Il Mattino”.
Le tappe del lungo calvario giudiziario a Napoli
La complessa vicenda processuale ha avuto inizio circa quattordici anni fa. Gli inquirenti avevano avviato le indagini focalizzandosi sulle attività dei funzionari pubblici. Luglio 2014 rappresenta il momento di massima tensione mediatica. In quel mese, il direttore dell’ufficio finanziario finì agli arresti domiciliari. Tuttavia, la misura cautelare fu successivamente annullata in sede di Riesame. Successivamente sono serviti quattro anni soltanto per la chiusura della prima fase investigativa. Intanto, il dibattimento in aula si è trascinato per altri otto anni.
Enrico Sangermano scagionato dalla formula più estesa
La figura principale del processo era l’ex direttore Enrico Sangermano. Il dirigente doveva rispondere di gravissimi reati commessi durante il suo mandato. Tra le contestazioni spiccava una pesante ipotesi di concussione. Per questa ragione, il pubblico ministero Domenico Musto aveva chiesto una condanna severa. La richiesta della pubblica accusa ammontava a quattro anni e sei mesi di reclusione. Però il verdetto del collegio B ha ribaltato le conclusioni degli inquirenti. Enrico Sangermano ha accolto con visibile commozione la decisione liberatoria dei magistrati.
Il caso sollevato attorno all’attore Biagio Izzo
Una parte rilevante dell’indagine riguardava i rapporti con il mondo dello spettacolo. Secondo gli investigatori, Enrico Sangermano avrebbe compiuto una forte pressione indebita. L’accusa sosteneva che il dirigente avesse imposto all’attore comico Biagio Izzo di prendere parte come ospite in un party della nipote. Questa presenza avrebbe garantito un trattamento di favore al contribuente. La contropartita doveva consistere nella possibilità di ammorbidire una cartella esattoriale. Questa specifica contestazione non ha però superato il vaglio del tribunale.
L’interpretazione decisiva delle intercettazioni telefoniche
Il confronto tra le parti si è concentrato sull’analisi dei dialoghi registrati. Una singola frase si offriva a significati ed interpretazioni differenti durante le indagini. Nei verbali era trascritta l’espressione che legava i manifesti alle cartelle fiscali. I periti della difesa hanno analizzato attentamente ogni singola traccia audio. Ed è così che la frase «gli faccio arrivare un cartellone piú una cartella», alla fine è diventata «gli faccio arrivare un cartellone anziché una cartella». Questa correzione ha dimostrato l’assenza di minacce concussive.
Tutti i nomi degli altri imputati assolti
Il provvedimento del giudice Amelia Primavera non riguarda una sola persona. Il tribunale ha infatti esteso la formula piena a numerosi dipendenti e cittadini. Oltre ai vertici, l’assoluzione per l’inchiesta sull’Agenzia delle Entrate ha ridato dignità a dieci professionisti. Tra i coinvolti figurano Mattia Barricelli, Antonella Gorret, Salvatore Cortese e Tommaso Flagiello. La medesima decisione ha interessato Luigi Nuzzo, Anna Maria Cecere, Alessandro Piccirillo, Mario Rosario Ambrosio e Baldino Coppola. Per tutti loro si conclude un incubo durato oltre un decennio.
Le accuse cadute in prescrizione durante il dibattimento
Il lunghissimo tempo trascorso ha inevitabilmente influenzato l’esito dei reati minori. Nel corso degli anni, Enrico Sangermano aveva ottenuto la prescrizione da altri illeciti. Tra questi figurava un’ipotesi di peculato legata all’utilizzo dell’auto di servizio. Anche una contestazione di corruzione si è estinta per il decorso dei termini di legge. Di conseguenza, il focus del processo è rimasto limitato alle intercettazioni. La difesa ha dimostrato che quelle conversazioni, piene di risate e battute ironiche, erano del tutto incompatibili con i reati contestati.
La strategia difensiva del penalista Gaetano Balice
L’avvocato Gaetano Balice ha guidato con determinazione la linea della difesa. Il professionista ha espresso grande commozione subito dopo la lettura del verdetto. Questa vittoria ripercorre la linea difensiva tracciata anni fa dal suo maestro, l’avvocato Vincenzo Siniscalchi. I legali hanno sempre sostenuto l’assoluta trasparenza dei comportamenti tenuti dal direttore. Il dibattimento ha confermato punto per punto l’impostazione degli avvocati. Pertanto, il riscontro delle prove ha smentito definitivamente l’ipotesi di un sistema illecito negli uffici.
Un processo ad ostacoli caratterizzato da continui rinvii
La macchina della giustizia ha mostrato vistosi rallentamenti in questa vicenda. I cronisti giudiziari hanno parlato spesso di un processo ad ostacoli. Ci sono volute una cinquantina di udienze per giungere alla parola fine. Questo percorso ha subito pesanti stop and go a causa dei continui mutamenti del quadro giudicante. I vari cambi di collegio hanno costretto le parti a ricominciare quasi da zero. Nonostante le difficoltà burocratiche, la verità processuale è emersa in modo chiaro e inequivocabile.

















