venerdì, Ottobre 7, 2022
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Arrestato per un errore di traduzione, assolto il poliziotto anticamorra

di Francesco Vitale

Un banale «equivoco», proprio così; la difficoltà di interlocuzione con delle cittadine di origine extracomunitaria e una «ripicca» sono alla base della vicenda giudiziaria che ha interessato il pluridecorato ispettore Paolo Chianese. Un errore di interpretazione che è costato caro.

Adesso, però, l’incubo per l’ufficiale
della Polizia di Stato può dirsi finito.
Dopo quattro anni e mezzo. La seconda sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha assolto dalle accuse
di concussione ed induzione indebita

Chianese era stato arrestato nel gennaio 2013, in quanto ritenuto gravemente indiziato di aver indebitamente indotto immigrate di nazionalità asiatica a consegnargli del denaro, abusando delle funzioni di responsabile allo sportello per l’immigrazione del commissariato di Castel Volturno. Chianese si è sempre professato innocente sostenendo che la vicenda poteva essere stata ingenerata da equivoci connessi alle difficoltà di interlocuzione con gli extracomunitari allo sportello. Nell’occasione specifica, si era registrato un diverbio, che avrebbe poi innescato una sorta di «vendetta» nei confronti dell’ispettore.

Nel corso del processo, lo stesso Chianese, ha lamentato
una possibile ritorsione delle denuncianti rispetto al suo operato

E non a caso è stata riconosciuta dal tribunale «l’inattendibilità delle accuse mosse» nei suoi confronti. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’ispettore alla pena di quattro anni di reclusione, ma il tribunale, accogliendo le richieste dei suoi difensori (gli avvocati Carmine Ippolito e Salvatore Branno), ha prosciolto Chianese da ogni accusa perché il fatto non sussiste. L’ufficiale di polizia si è sempre contraddistinto per l’impegno in prima linea contro il crimine. All’epoca, l’arresto dell’ispettore destò molto scalpore e incredulità a Castel Volturno e nei paesi dell’Agro aversano. Lo stesso gip che emise l’ordine di custodia cautelare, dopo pochi giorni revocò la predetta misura accogliendo la tesi difensiva dell’ufficiale di polizia. Tanto è vero che lo stesso pubblico ministero ha riconosciuto a Chianese la «bontà lavorativa» per essersi sempre distinto in attività di polizia giudiziaria che pendevano presso l’ufficio immigrazione di Castel Volturno.

Prima di giungere in Terra di Lavoro, dieci gli anni
passati dall’ispettore nella Squadra Mobile di Napoli

La sua dedizione e il suo impegno lo hanno portato a essere pluridecorato della Polizia di Stato con 3 encomi solenni, 9 encomi e 5 parole di lode; numerosi i premi in denaro ottenuti, insieme a svariati attestati di stima. Chianese si è pure contraddistinto come investigatore da prima linea, nel contrasto al clan Di Lauro. Ha partecipato, contribuendo in modo incisivo al maxiblitz del dicembre 2004, condotto per arginare la sanguinosa faida di Scampia. La cosiddetta «notte delle manette» portò all’arresto di oltre 50 persone.

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