mercoledì, Novembre 30, 2022
HomeNotizie di AttualitàAssolto dall'accusa di falso dopo 11 anni: nel frattempo perde un lavoro

Assolto dall’accusa di falso dopo 11 anni: nel frattempo perde un lavoro

La guardia venatoria Davide Zeccolella: «Sospetto che qualcuno abbia provato a togliermi da mezzo in questo modo»

di Fabrizio Geremicca

Anno 2011, isola d’Ischia: tre guardie venatorie sono impegnate in una perlustrazione antibracconaggio. Una di esse è Davide Zeccolella, procidano, profondo conoscitore della riserva naturale di Vivara ed attivista della lega italiana per la protezione degli uccelli. Con lui sono due volontari da Parma; uno di essi in Emilia Romagna è il vicecomandante della polizia provinciale.

Durante il loro percorso sorprendono due cacciatori che sparano oltre il tramonto, quando è proibito perché la scarsa visibilità facilita la confusione tra uccelli cacciabili come la beccacia e specie protette come i gufi ed altri rapaci notturni. Scattano due multe da circa duecento euro ciascuna, come recitano i verbali consegnati ai cacciatori. A questo punto, però, la storia si complica. I due sanzionati sostengono di non avere mai firmato il verbale e, poiché risultano invece due firme, sia pure illeggibili ed apposte a mo’ di scarabocchio, denunciano con due distinte querele le tre guardie venatorie.

La storia arriva in Tribunale

Una delle querele è presto archiviata. L’altra va avanti e la faccenda finisce sulla scrivania del giudice Alberto Capuano, all’epoca in servizio presso la sezione di Ischia del Tribunale di Napoli. Il magistrato, ora sospeso a seguito di una inchiesta per corruzione in atti giudiziari relativa ad altre vicende e che è sfociata nel 2021 in una condanna in primo grado nei suo confronti per otto anni e dieci mesi di reclusione da parte del Tribunale di Roma, affida una perizia grafica ad una giovane consulente veneta.

L’esperta arriva ad Ischia e stabilisce che quello sgorbio sulla sanzione amministrativa consegnata ai cacciatori è opera di Zeccolella. Il quale, dunque, a settembre 2018 incassa una condanna a due anni di reclusione per falso. Le altre due guardie venatorie sono prosciolte per non aver commesso il fatto. Nei confronti di Zeccolella si era nel frattempo attivato con celerità pure il commissariato di Ischia, che non appena aveva avuto notizia della denuncia da parte dei cacciatori aveva inoltrato richiesta al Prefetto di sospendere la guardia venatoria. Istanza, peraltro, che non sarà mai accolta.

Dopo la condanna in primo grado Zeccolella si autosospende dall’attività antibracconaggio e perde una opportunità di lavorare per un anno come postino ad Ischia. «Avevo superato il concorso – racconta – ma mi spiegarono che non potevano assumermi a causa di quella macchia nel casellario giudiziario».

La sentenza di proscioglimento

Ora, però, è stato prosciolto in appello dalla I sezione del Tribunale di Napoli. «I giudici – dice Fabio Procaccini, l’avvocato che con la sua collega Ilaria Zarrelli ha difeso Zeccolella – hanno stabilito a seguito di una nuova perizia grafica e di altre prove che non c’è alcun elemento per ricondurre quello sgorbio apposto sotto il verbale al mio assistito. Il quale – se posso aggiungere – non avrebbe avuto alcun motivo di commettere il falso, perché la presenza o meno della firma del verbalizzato non ha rilevanza ai fini del recapito della sanzione ed era già all’epoca abbastanza esperto da non commettere un autogol così grossolano. Come, del resto, erano molto esperti e professionali i sue due compagni di pattugliamento quel giorno».

Dopo undici anni, dunque, è acclarato che non sia stato Zeccolella – «prosciolto per non aver commesso il fatto», recita la sentenza – a firmare falsamente quel verbale. Non sono stati i sue due colleghi e, secondo quanto scrivono i magistrati, quello sgorbio non è riconducibile con certezza neanche al cacciatore che aveva denunciato l’attivista della Lipu.

Il quale, però, sostiene: «Firmarono entrambi i cacciatori. All’epoca forse avrei dovuto denunciarli, quando seppi che avevano presentato querela nei miei confronti. Ormai è andata, in ogni caso. Di questa storia mi restano tanto dispiacere ed il sospetto che qualcuno abbia provato a togliermi da mezzo in questo modo. Come guardia venatoria mi ero procurato un bel po’ di nemici. Ora potrei chiedere il rinnovo del decreto scaduto di guardia venatoria, ma non so se ho voglia di farlo».

Articoli Correlati

- Advertisement -