sabato, Dicembre 3, 2022
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Assedio alla «nuova Scampia», eseguiti 49 arresti all’alba: un ras in gonnella al comando del clan

Un nuovo tsunami giudiziario si abbatte sulla mala del Parco Verde di Caivano e sul gruppo Sautto-Ciccarelli: in manette anche Antonietta Ruggiano, la madre del boss Pasquale Fucito

di Luigi Nicolosi

Blitz all’alba, scatta l’ennesimo assedio alla “nuova Scampia”. Dalle prime luci di oggi nel comune di Caivano, nella provincia napoletana e in quelle di Bergamo, Isernia, Imperia, Benevento, Cosenza, Forlì Cesena e Caserta, i carabinieri del comando provinciale di Napoli, supportati dai comandi territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a una misura cautelare personale emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda nei confronti di 49 soggetti ritenuti vicini al clan Sautto-Ciccarelli e gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Tra gli arrestati figurano anche alcuni nomi eccellenti della malavita caivanese: tra loro quello di Antonietta Ruggiano, madre del boss detenuto Pasquale Fucito, già in passato inquadrata da inquirenti e investigatori come persona al vertice dell’organizzazione, tanto da essere ritenuta una delle promotrici dell’incessante attività di spaccio. Le indagini, condotte dai militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e coordinate dalla Dda partenopea, anche stavolta hanno inflitto un duro colpo al traffico di stupefacenti nel Parco Verde di Caivano, una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa, attiva 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

È stata anche ricostruita l’organizzazione e l’operatività delle piazze di spaccio, definendo ruoli e responsabilità degli indagati. In poche centinaia di metri, difesi da porte blindate e cancelli per eludere i controlli delle forze dell’ordine, sono stati individuati e monitorati ben 14 “punti vendita” in cui veniva smerciato lo stupefacente a “clienti” provenienti da tutta la regione. Documentato anche il flusso di denaro che, complice l’attività senza sosta delle piazze di spaccio, consentiva enormi guadagni ai sodali. Tra gli elementi apicali del clan, infatti, c’era qualcuno che poteva superare anche un guadagno di 130mila euro mensili.

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