Il boss deceduto, Lorenzo Nuvoletta

Al centro della vicenda lo scontro per la gestione della distribuzione del calcestruzzo

di Giancarlo Tommasone

Un gruppo concorrente del clan Nuvoletta non accettava la gestione monopolistica del clan di Marano, relativamente alla fornitura di calcestruzzo, attività operata attraverso la gestione della ditta Cafa 90. E allora dopo l’irruzione armata e culminata nel ferimento di due persone, in una agenzia ippica (sempre gestita dalla cosca di Marano), sarebbe arrivata la risposta dei Nuvoletta.

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A raccontare l’episodio, il 13 gennaio del 2010, il collaboratore di giustizia Salvatore Izzo, che fa mettere a verbale: «Ero a conoscenza del fatto che la Cafa 90, nel periodo degli anni ’80 era una società del clan Nuvoletta, in quanto tale dato rientrava addirittura nel “notorio” per gli abitanti di Marano oltre che per gli appartenenti alla criminalità organizzata maranese. Oltre a ciò, la circostanza mi fu specificamente riferita da Angelo Nuvoletta detto Angiolotto, in seguito ad un sparatoria che ebbe luogo proprio all’interno dell’agenzia ippica dove io lavoravo. Ci fu, infatti, una vera e propria “spedizione punitiva” posta in essere da un gruppo, composto da circa tre o quattro persone, che sparò all’impazzata nei locali di detta, con fucili e pistole, tanto che, nell’occasione, furono anche ferite due persone (di cui una era un medico centrato alla natica). Nessuno dei due feriti fu portato in ospedale per essere sottoposto alle cure del caso».

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Stando a quanto continua a raccontare Izzo ai pm, non si fece attendere la risposta dei Nuvoletta. «Subito dopo la sparatoria – dice il pentito – non appena il commando si allontanò, il direttore dell’agenzia Ippica, tale Antonio detto Volto Santo (oppure il suo segretario) telefonò immediatamente a casa di Lorenzo Nuvoletta. Dopo neanche cinque minuti, presso l’agenzia arrivarono quattro esponenti del clan armati fino ai denti:avevano con loro pistole e un fucile con la canna tagliata. Essi avevano altre armi nell’auto con cui erano giunti sul posto».

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Cosa succede a questo punto? «I quattro – rendiconta Izzo al pm – chiesero al cassiere dell’agenzia che, per la sua collocazione all’interno del locale aveva potuto osservare i componenti del commando, di descrivere compiutamente i loro tratti somatici e così essi riuscirono a capire chi era stato; dal tenore della conversazione risultò chiaro che i quattro dei Nuvoletta ben si aspettavano un’azione dimostrativa di quel tipo. Fatto ciò, se ne andarono». E poi l’epilogo, naturalmente sempre secondo quanto fa mettere a verbale il pentito, che afferma: «Se non erro, quella stessa sera, furono trovati alcuni corpi bruciati in un’auto posizionata sulla strada che da Marano porta a Qualiano». Dopo qualche giorno, ci fu il «sopralluogo» degli stessi affiliati dei Nuvoletta che erano intervenuti nell’agenzia ippica, dopo la sparatoria. «Essi – dichiara Izzo – controllarono se i luoghi fossero stati ripristinati e, interrogati al riguardo, spiegarono che la sparatoria era stata cagionata da una vicenda riguardante la gestione della Cafa 90; specificamente, un clan “concorrente” non accettava l’imposizione della fornitura del calcestruzzo in maniera esclusiva da parte della Cafa 90. Nonostante l’episodio dell’irruzione di natura “militare”, la Cafa 90 ha continuato a fornire il calcestruzzo in maniera pressoché monopolistica; la stessa Cafa 90 è poi passata alla gestione dei Polverino, allorquando questi sono subentrati ai Nuvoletta nel controllo della zona di Marano».