Maria Luisa Iavarone

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di Giancarlo Tommasone

Ha motivato la sua decisione con queste parole, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale dei Minorenni di Napoli, Angela Draetta: «Elementi indiziari insufficienti a fondare un giudizio di responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio». Il gip ha rigettato l’istanza con la quale il pm che indaga sull’accoltellamento del giovane Arturo Puoti (17enne quando fu vittima dell’aggressione) aveva chiesto il riformatorio giudiziario nei confronti di un ragazzo che ora ha 14 anni (era 12enne all’epoca dei fatti), indicato come uno dei componenti della baby-gang che, nel pomeriggio del 18 dicembre 2017, lasciò in fin di vita lo studente.

I fatti si svolsero in Via Foria.
Per l’episodio sono stati condannati
in primo grado, a nove anni
e tre mesi a testa, tre giovanissimi

Si tratta di: Genny P. (anche detto ’o biondo, 16enne quando si registrò l’aggressione), quello che è considerato il capo della baby-gang, e che secondo l’accusa, materialmente avrebbe sferrato le coltellate alla gola del giovane; per lui, il pm aveva invocato sedici anni di reclusione. Dodici invece quelli che erano stati chiesti per Antonio R. e Francesco P. C. (meglio conosciuto come Kekko ’o nano). Quest’ultimo (15enne all’epoca dei fatti, come Antonio R.) fu il primo ad essere individuato e arrestato per l’episodio di Via Foria: finì in carcere il 24 dicembre del 2017.

Del branco avrebbe fatto parte
anche un ragazzino
di 12 anni (oggi 14enne e legato
alla criminalità locale,
da vincoli di parentela),
al quale la Procura dei Minori,
contesta i reati di tentata rapina,
tentato omicidio
e porto ingiustificato di coltelli

Ma la richiesta del riformatorio formulata dal pm, motiva il gip, non può essere accolta, perché «dal complesso degli elementi acquisiti è prospettabile una ricostruzione alternativa della condotta» del ragazzo. Il giovane sostenne che quando Arturo veniva aggredito, lui si trovava invece su un campo di calcio per una partita.

Sulla decisione del gip Draetta è intervenuta anche Maria Luisa Iavarone, la madre di Arturo, che ha dichiarato: «Sono davvero delusa e desolata per gli esiti del dibattimento che ha completamente scagionato uno dei quattro minorenni accusati del concorso nell’accoltellamento di Arturo. Non che sia rattristata  del fatto che è un 14enne, poco più che bambino (per fortuna sua) venga scoperto non c’entrare niente ma a questo punto mi viene da pensare se costui non è stato, chi è allora l’autentico responsabile del reato?», si chiede Iavarone. «La giustizia, per quanto mi riguarda non può essere quella che si perde negli “espedienti tecnici” di verità processuali che possono non  per forza coincidere con le verità storiche ma non è detto che debbano per forza non coincidere. Per quanto mi riguarda non ci può essere giustizia senza verità e ancora dalla verità dei fatti siamo evidentemente ben lontani. Se la magistratura, dopo infaticabili mesi di indagini, non riesce a suffragare giudizialmente i riscontri forniti dagli inquirenti allora decide all’improvviso che quel ragazzino stesse giocando una partitella di calcio (alibi peraltro fornito molti mesi dopo i fatti), circostanza peraltro mai riscontrata da nessuno dei suoi presunti compagni di squadra. Lascio a voi le deduzioni del caso», afferma la madre di Arturo.

Iavarone: «L’unico risarcimento
per Arturo è quello della verità»

«In questa triste vicenda, l’unico risarcimento per Arturo – spiega a Stylo24 – è quello della verità. Se il 14enne non c’entra, allora, mi chiedo: chi è il quarto componente del gruppo? Chi è il quarto ragazzo ripreso dalle telecamere? A questo punto, vorrà dire, che chiederò la riapertura delle indagini, perché c’è in giro uno degli aggressori di mio figlio e potenziale aggressore di altre persone. Soggetto che non è stato ancora individuato, nonostante il grandissimo e encomiabile lavoro svolto dalle forze dell’ordine».

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