(Nelle foto il blitz messo a segno ieri dalla polizia)

Blitz a due passi di via Duomo, la polizia scopre pistole e fucili d’assalto: i due gemelli erano considerati degli insospettabili

di Luigi Nicolosi

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Blitz a due passi di via Duomo, nell’ex fortino dei Savarese-Sequino, la polizia scopre un arsenale pronto all’uso. Le armi sono state trovate e sottoposte a sequestro dagli agenti del commissariato San Carlo Arena, i quali hanno effettuato un controllo in via Largo proprio d’Avellino all’interno di un deposito in uso a due uomini pressoché sconosciuti agli archivi delle forze dell’ordine. In manette sono finiti i fratelli Antonio e Ciro Accarino, entrambi 38enni.

I poliziotti, giunti all’interno del locale, hanno praticato un foro in una delle pareti che era stata da poco imbiancata, e hanno scoperto un’intercapedine nella quale erano stati nascosti un fucile Kalashnikov completo di caricatore, una pistola 44 Magnum, una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, un fucile calibro 12 a canne mozze, una pistola calibro 6,35, tre caricatori vuoti, un paio di manette e 738 cartucce di diverso calibro. Gli Accarino, fratelli gemelli di 38 anni, di cui Antonio già noto per un piccolo precedente di polizia, sono stati arrestati per detenzione illegale di armi clandestine e munizionamento e per ricettazione.

Al netto del sequestro, le indagini sull’episodio sono tutt’altro che concluse. Gli investigatori di San Carlo Arena puntano infatti adesso ad accertare per quale gruppo di mala quelle armi fossero custodite. Sul punto, i diretti interessati non hanno fornito alcuna spiegazione degna di nota e nessuno dei due risulta affiliato a clan. Uno dei fratelli Accarino, entrambi domiciliati nel rione Sanità, nel recente passato è stato però fermato in strada mentre si trovava in compagnia di un esponente di spessore del gruppo Savarese-Sequino. Negli ultimi tempi tra i vicoli del quartiere che diede i natali a Totò si starebbero muovendo con una certa spregiudicatezza alcuni emergenti ras, inquadrati dagli investigatori come eredi del vecchio clan Pirozzi. Al vaglio, dunque, la possibilità che esista un collegamento tra quest’ultimo e i due fratelli finiti in manette.

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