lunedì, Gennaio 24, 2022
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Arriva in ritardo l’appello di Manfredi alle élite

L’intervento tardivo alla facoltà di Architettura

di Mauro Della Corte

L’ex rettore, ex ministro e attuale sindaco di Napoli Gaetano Manfredi è intervenuto sabato scorso alla facoltà di Architettura della Federico II. Un intervento in cui il primo cittadino ha pesantemente redarguito il mondo accademico, dell’imprenditoria, della politica. Persone, nomi e cognomi, facce, che da decenni rappresentano l’«élite» della città ma che sembrano racchiusi in un cerchio «magico», poco inclusivo e poco propositivo. «Il tema dell’equità – afferma – riguarda anche l’equità culturale cioè la capacità di avere processi culturali che non siano elitari ma siano capaci di essere inclusivi. L’élite culturale non è l’autocelebrazione di se stessi ma è il processo d’inclusione di chi è estraneo a questi circoli».

Per Manfredi inoltre occorre creare valore per poterlo ridistribuire. In sua assenza vengono a mancare le opportunità di ridistribuzione e l’unica cosa che emerge è la povertà. Napoli è una città povera, secondo il sindaco, perché non è stata capace di creare valore, capacità d’investimento e di crescita e la testimonianza di tutto ciò è la fuga dei nostri giovani ma anche l’incapacità di attrarre nuovi ‘cervelli’ anche dall’estero. Ma non solo quello che manca alla città partenopea non sono gli studi ma i progetti. Progetti che avrebbero potuto facilmente esser prodotti, dai numerosi accademici, imprenditori, politici e studiosi di primo piano presenti in città, ma che in realtà non hanno mai visto la luce se non a scadenza trentennale, troppo per dare risposte alla città che ha bisogno di valore immediato. Parole, quelle dell’inquilino di palazzo San Giacomo, che non possono essere che condivise.

La domanda che sorge spontanea è perché non abbia fatto qualcosa per cambiare lo status quo in precedenza. Poteva provare a cambiare le cose dall’interno quando era rettore proprio alla Federico II. A parte l’accademia Apple, l’ex rettore non sembra abbia dato quella spinta necessaria al cambiamento. Poteva riprovarci da ministro dell’Università del Conte II ma da Roma non ha agito molto su questo argomento. Durante il suo mandato nel Governo, durante la corsa per le elezioni ma anche nei primi passi per la sua nuova giunta, anche lui si è affidato alle personalità che da 30 anni a questa parte tessono le fila della vita partenopea.

La sua appartenenza al «cerchio magico»

Ma d’altronde non poteva essere diversamente visto che in quella cerchia lui ci è nato, ci ha vissuto e grazie ad essa è salito agli onori della politica. Tutto ciò ha fatto sì che la nuova Amministrazione comunale vedesse la luce con le stesse basi: pochi i nomi estranei a quel mondo. Basti pensare all’assessore Edoardo Cosenza che ne è uno degli emblemi. È stato assessore regionale durante la presidenza di Stefano Caldoro, è presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, fa parte del comitato speciale dei lavori pubblici del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile. Uno dei grandi «vecchi» del mondo professionale e della politica cittadina. Le sue, a questo punto, potrebbero restare solo belle parole, l’ennesimo appello lanciato nel vuoto.

Manfredi, inoltre, non dimentichi che anche palazzo San Giacomo, a dispetto dell’inclusione tanto sponsorizzata da Giggino de Magistris negli anni scorsi, sembra un circolo chiuso, un pianeta a se stante che non dialoga con la città e con i suoi giovani. Ecco, per essere meno elitari e più inclusivi si potrebbe partire proprio dal Comune di Napoli. Qui, se proprio non si può far a meno di assumere una coltre di staffisti, si potrebbe decidere di reclutare queste figure tra universitari e nuovi laureati e non tra i «soliti» volti della corte dei miracoli dei partiti vincitori di elezioni.

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