Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

Ammanettato nel suo atelier di Afragola

di Giancarlo Tommasone

La Nco, organizzazione fondata dal boss Raffaele Cutolo, poteva contare anche su un sarto. Che metteva a disposizione la sua «maestria» non tanto per realizzare abiti su misura per i camorristi, ma per riprodurre nei minimi particolari divise da carabiniere e guardia di finanza. Ogni capo, fu calcolato all’epoca, veniva pagato dalla Nuova camorra organizzata ben 600mila lire (circa 300 euro), e veniva utilizzato dai cutoliani per travestirsi, quando avrebbero dovuto compiere omicidi o rapine.

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L’operazione
della Mobile,
guidata all’epoca
da Franco Malvano

Il sarto della camorra fu arrestato il sei febbraio del 1984, nel corso di una operazione condotta dalla Mobile di Napoli (a capo dell’ufficio c’era Franco Malvano). Benito R., 46 anni, si vide notificare il mandato di cattura mentre si trovava nella sua bottega, ad Afragola.

I nemici del boss / «Qui… Nuclei giustizieri
campani, stermineremo la banda di Cutolo»

Il 46enne fu accusato di aver confezionato divise da carabiniere e da finanziere, per la Nuova camorra organizzata. La polizia accertò che le richieste di abiti, venivano formulate al sarto da Gerardo Di Pietro, un presunto camorrista arrestato a giugno del 1983 durante il primo blitz contro gli esponenti della banda di Cutolo. Secondo quanto ricostruirono gli inquirenti, le divise da finanziere erano servite ai camorristi per compiere numerose rapine sia a commercianti, sia in aziende della Campania, sia ad autisti di autocarri, fermati lungo le strade della provincia di Napoli, proprio da malviventi travestiti da militari delle fiamme gialle.

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Le divise da carabiniere, invece, sarebbero state utilizzate, prevalentemente, per compiere omicidi. Come quello, ricostruirono gli investigatori, di Michele D’Alise, un esponente della Nuova famiglia, ucciso il 30 maggio del 1983 a Crispano. Un gruppo di sicari vestiti con abiti militari, per non destare sospetti, bussò alla porta di D’Alise e poco dopo mise a segno la missione di morte.

L’approfondimento / Pasquale Scotti,
il pentito più atteso che disse poco o niente

Le indagini che portarono all’identificazione del sarto della camorra furono avviate dopo che, nel corso di una perquisizione nel castello diroccato di Caivano – dove fu ferito ed arrestato Pasquale Scotti (Pascalino ’o collier, che di lì a una decina di mesi sarebbe evaso e si sarebbe eclissato per oltre 30 anni) -, furono trovate numerose divise da carabiniere e finanziere. R., che finì in carcere a Poggioreale, fu accusato di associazione per delinquere e di concorso in usurpazione aggravata di pubbliche funzioni.