Il giudice Alberto Capuano

E’ in carcere dal 3 luglio scorso, il giudice Alberto Capuano (in servizio presso la sede distaccata di Ischia del Tribunale di Napoli). Il 60enne si trova a Poggioreale, coinvolto in una inchiesta (e la relativa operazione, denominata, «San Gennaro») che ha portato all’arresto di altre quattro persone: il consigliere della X Municipalità di Napoli, Antonio Di Dio; Giuseppe Liccardo (ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano); l’imprenditore Valentino Cassini. Misura cautelare dei domiciliari, è stata, invece, eseguita nei confronti dell’avvocato del foro di Napoli, Elio Buonaiuto. Otto, in totale, gli indagati. Rispondono a vario titolo di traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione, corruzione per esercizio della funzione e corruzione in atti giudiziari. Per Alfonso Iovine, Claudio Federico, Alfonso Di Massa, si è ritenuto di non emettere misura di custodia cautelare.

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Tornando a Capuano (difeso dall’avvocato Maurizio Lojacono), nei suoi confronti, a fine luglio si è espresso il Riesame di Roma, che ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dal legale del giudice. Nell’occasione, sono state confermate le misure cautelari emesse dal gip di Roma (a inizio luglio) pure per gli altri indagati, anche se, non è stata confermata integralmente l’ordinanza. Si è preferito propendere per parziali annullamenti in relazione ad alcuni episodi. Relativamente alla decisione di far restare in carcere, Capuano, sono state rese note le motivazioni.

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La condotta del 60enne è definita dai giudici «sconcertante», nel corso di un passaggio, scrive il collegio, «quella di Capuano è una personalità ormai incoercibilmente piegata a sfruttare la funzione per ottenere dai privati utilità e favori di varia natura». Le motivazioni sottolineano anche un altro aspetto di Capuano, quello, ad esempio, di vantarsi per aver fatto un favore (inesistente) adoperandosi presso un ex vicesindaco di Napoli.

Le indagini hanno chiarito che quanto detto da Capuano, nel corso di una telefonata (intercettata) con un amico, è frutto di una bugia bella e buona. Acclarata, invece, sarebbe l’azione del giudice – come sostiene il pm Gennaro Varone, nella richiesta per l’applicazione di misure cautelari –  che «rientra nella fattispecie del traffico illecito di influenze, quando Capuano si avvale del suo ruolo, del suo prestigio, del suo credito personale, per spuntare favori (in questo caso a Iovine, uno degli indagati)» e «nella corruzione, quando Capuano spende la sua qualità ed il suo ruolo all’interno dell’amministrazione giudiziaria cui appartiene; ovvero, promette di farlo, in cambio di utilità».

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Diversi gli episodi contestati, nell’ambito dell’inchiesta emerge anche la figura del consigliere municipale Di Dio.

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Quest’ultimo, come si evince dalla richiesta di applicazione di misure cautelari, a firma del pubblico ministero Gennaro Varone, «intermedia corruzioni anche in altri settori». In particolare, argomenta il pm, «per il superamento del concorso pubblico per allievo maresciallo dei carabinieri: tariffa 10mila euro».